venerdì 6 agosto 2021
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Il ponte romano sul canale dello Stagno, un ricordo ormai dimenticato

Scopriamo insieme la storia del ponte romano sul Canale dello Stagno, distrutto dai tedeschi nel 1943


Il ponte romano sul canale dello Stagno, un ricordo ormai dimenticato
Foto gentilmente concessa da Photo Roby

Articolo di Laura Nicotra, Nicola Inversi e Aldo Marinelli
Si ringraziano Flavio Chigi e Ivana Corsetti per la disponibilità e l’aiuto nelle ricerche.


Scoprire il territorio in cui si vive è un modo bellissimo di studiare e conoscere sempre nuove notizie, a volte nuove a volte dimenticate. Durante un lavoro di approfondimento sulle ville romane di Procoio insieme all'archeologa Laura Nicotra, consultando molte mappe antiche, l’interesse è andato verso un antico ponte che attraversava l’odierno canale dei Pescatori. Il canale, chiamato più correttamente Canale dello Stagno, garantiva già all’epoca romana il flusso dell’acqua salata verso le saline, poi interessate dalla bonifica dei Ravennati alla fine del 1800. Questo canale separava due luoghi ben precisi: la tenuta di Pianabella di Ostia da Laurentum.
Il ponte si trovava a circa 500m da quello attuale che attraversa il canale e rimase in piedi fino al 1943, allorché i tedeschi, preoccupati per uno sbarco da mare, lo distrussero.
Molti sono i riferimenti al ponte sul canale, il cui ricordo oggi è andato quasi del tutto perduto
I più importanti sono sicuramente le iscrizioni su due lastre di marmo rinvenute nel XVII secolo, proprio a fianco del ponte, nell’odierna tenuta della Villa Chigi-Sacchetti.

Il ponte romano sul canale dello Stagno, un ricordo ormai dimenticato

Le iscrizioni, ancora conservate nel castello, vennero studiate nel 1837 dallo storico, archeologo e topografo italiano Antonio Nibby che le attribuì all'imperatore Caro e a suo figlio Carino. Carino venne associato al potere all’inizio del 283 d.C., e dopo la morte del padre nell’agosto dello stesso anno, lo divise col fratello Numeriano.


Il ponte romano sul canale dello Stagno, un ricordo ormai dimenticato
“Nell’ingresso della casa di Castelfusano veggonsi incastrate al muro due lapidi di marmo eguali per forma e dimensioni, una intiera e l’altra frammentata che per le misure si riconoscono come poste alla fronte di un parapetto di un ponte. In ambedue si vedono cancellate ad arte e anticamente le linee che contenevano i nomi degli Imperadori: si ricordano però ancora in quella più conservata i titoli tutti intieri dai quali si riconosce che si tratta di più imperadori, che si dicono Pii, Felices, Invicti, Augusti, I Germanici Massimi, Brittannici Massmi, Persici Massimi che erano insigniti della Potestà tribunizia, che erano Consoli e padri della Patria. Fra questi titoli quello di Persici Massimi indica da per se stesso che le lapidi appartengono ad un’epoca in che cessato il Regno dei Parti era di già risorta la monarchia dei Persi l’ultimo Re dei Parti du Ardavan ossia Artabano vinto in tre battaglie sanguinose, nell’ultima delle quali perdè la vita da Ardeseir che gli scrittori greci e latini chiamano Artaxare ed Artaserse fondatore della Dinastia dei Sassanidi l’anno 226 imperando in Roma Alessandro Severo. Questo fatto serve ad eliminare ogni dubbio per supporre queste lapidi anteriori a quell’anno. Ora combinando questo con la esistenza di due imperadori col confronto di altri lapidi e colla storia delle guerre che sostennero nel Secolo III i Romani contro i Germani, i Britanni e i Persiani e colla forma delle lettere e qualche traccia insensibile del nome di uno degli Imperadori che malgrado la scalpellatura può leggersi, parmi che queste iscrizioni appartengano a Caro e Carino Augusti contro la opinione del Volpi che le riporta e le riferisce a Caracalla ed Alessandro Severo che mai non regnarono insieme ai Maximi che le attribuisce a Diocleziano e Massimiano i quali non presero il titolo di Persici Maximi se non nella quinta potestà tribunizia mentre le lapidi appartengono alle prime potestà: ed altri ad altri: imperocchè questi monumenti importanti furono riportati oltre i due scrittori sopramenzionati dal Fabrelli, dal Maffei e dal Fea. Queste lapidi ricordano il ponte che serviva di limite fra Laurenti e gli Ostiensi, il quale non poté essere se non quello della via Severiana littorale, edificato sopra il canale di comunicazione fra il mare e lo stagno, ponte che non era nel sito di quello odierno di CastelFusano poiché questo è tutto moderno, ma che era almeno un miglio più sotto com è notato nella carta del Cingolani. Queste iscrizioni sono importantissime perché servono a determinare il punto di confine fra il territorio Ostiense e Laurentino che era quello stesso del Canale dello Stagno.”

Il testo dell’iscrizione meglio conservata (CIL, XIV 126; ILS 608) recita:

[[Im[pp. (i.e. Imperatores duo) C]aesa[res]]] / [[M(arci) [Aurelii] 11 / [[C[ar]inus [et]]]
/ [[ [Numeria]n[u]s, 11 / Pii, Felices, Invicti, Augusti, I Germanici Maximi, Brittannic(i)
I Maximi, Persici Maximi, I tribuniciae potestatis (!), / coss. (i.e. consules duo), patres patriae,
I proconsules, I pontem Laurentibus I adque Ostiensibus I olim vetustate collabsum
(!) / lapideum restituerunt, I[[------]]/[[------]].


Il ponte romano sul canale dello Stagno, un ricordo ormai dimenticato


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L'iscrizione più frammentaria comprende le tre linee ed il principio delle tre seguenti cioè:
Pii, Felices, Inv….
Germanici……
Maxim……


Il ponte romano sul canale dello Stagno, un ricordo ormai dimenticato


L’iscrizione fu posta per ricordare che il ponte originariamente in legno fu restaurato in pietra nel 284 dagli imperatori Marco Aurelio Carino e Marco Aurelio Numeriano: "essi restaurarono con la pietra il ponte che era crollato molto tempo fa, poiché era vetusto, per i popoli di Laurentum e Ostia".
L’iscrizione è datata con precisione al 284, grazie all'indicazione del regno congiunto di Carino e Numeriano, risalente proprio a quell’anno. Dopo il loro assassinio (il primo nel 285 e il secondo nel 284), i nomi vennero cancellati (Mireille Cébeillac-Gervasoni, Maria Letizia Caldelli, Fausto Zevi: Epigrafia latina, pag. 142)

L’importanza del ponte sta nel fatto che insieme allo stesso Canale dello Stagno determinava il confine fra il territorio di Ostia e quello di Laurentum.
Rispetto all’odierno ponte moderno di Castel Fusano, già il Nibby notava che quello romano si trovasse almeno un miglio più in basso, come si nota nella pianta del Cingolani.

Il ponte romano sul canale dello Stagno, un ricordo ormai dimenticato


Molto interessante l’intuizione dello storico francese Jerome Carcopino che in una nota manoscritta inedita suggerì che il ponte potesse essere stato costruito da Commodo nel 190, in base a un’altra iscrizione rinvenuta a Capocotta e ora al Museo Nazionale Romano. Il ponte sarebbe servito per sopraelevare una strada precedente alla via Severiana che passava vicino Capocotta, e forse la sua costruzione potrebbe essere stata iniziata da Commodo e terminata da Settimio Severo, e successivamente il ponte sarebbe stato restaurato da Carino e Numeriano come ricordato dalle nostre iscrizioni (Mireille Cébeillac-Gervasoni, Maria Letizia Caldelli, Fausto Zevi: Epigrafia latina, p. 143)

Carlo Fea nella "Storia delle Saline d'Ostia" del 1881 parla di un ponte a tre archi di pietra che porta a Castelfusano e che serviva da tempi antichissimi alla comunicazione da Ostia al popolo di Laurento lungo il litorale per la strada detta Severiana. Questo ponte detto oggi “regolatore, colla sua soglia è il dato più certo dell’antichità, profondità e larghezza, che si è calcolata a metri 13.34 del canale grande”.


Il ponte romano sul canale dello Stagno, un ricordo ormai dimenticato


Gaston Boissier nel “Le Pays de l’Enéide” contenuto nella Revue de deux Mondes del 1884 racconta (traduzione dal francese di Aldo Marinelli): “Eccoci dunque partiti da Ostia, come l’ambasciata di Enea, seguendo la costa. Dopo 4 chilometri, un canale abbastanza largo, che sfocia in mare le acque dello Stagno di Levante, ci sbarra il cammino. Nel passato come oggi, si attraversava questo canale su un ponte, dove è stata trovata una iscrizione che relaziona che due imperatori hanno riparato questo ponte, che cadeva in rovina, e che lo abbiano fatto nell’interesse degli abitanti di Ostia e di Laurentum. Il canale quindi era la separazione tra i territori delle due città, e quando abbiamo passato il ponte, siamo sicuri di mettere piede nel paese di Laurentum.”


Il ponte romano sul canale dello Stagno, un ricordo ormai dimenticato


Innumerevoli poi le mappe storiche che rappresentano questo ponte, in varie modalità.

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