venerdì 26 febbraio 2021
La mia Ostia
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Teodoro Parente

Teo è un pensionato di 75 anni e ricorda la sua infanzia a Ostia, dal dopoguerra in poi


Teodoro Parente

Arrivai a Ostia da Avezzano: era l'aprile del 1945 e avevo 5 anni.
I miei genitori trovarono una casa in subaffitto a Via dei Fabbri Navali: la famiglia Paris affittava una stanza e la cucina era in comune.
Mia mamma lavorava presso lo stabilimento Mediterraneo (ora le Dune), era la responsabile del personale (dei bagnini, dell'affitto dei pedalò, degli ombrelloni). Aveva questo posto perché mio padre conosceva i proprietari, la famiglia Scalera (della Scalera film). Nel frattempo però continuava il suo lavoro per la quale era laureata; faceva le traduzioni per il rimpatrio dei caduti italiani della guerra: mia mamma infatti era una donna tedesca con passaporto svizzero. Mi ricordo che lì al mare andavo sopra i primi pattini a motore che lo stabilimento aveva e che venivano riposti nei locali al piano terra del medesimo (attuale piscina) dove c'erano anche i tavoli per il ping pong e i campi da tennis.
A Ostia sono rimasto per circa 7 mesi e iniziai anche l'asilo presso le monache a via Regina Maria Pia.

Teodoro Parente

Andavo poi a giocare alle spalle di Viale Vasco de Gama, che non era lunga come ora, ma che terminava alla ex GIL ed erano poi tutte dune.

Teodoro Parente

Mia mamma prendeva dei cactus da quella sabbia e li metteva dentro dei bellissimi vasi a casa. Io con quella sabbia invece ci giocavo. Da lì poi era tutta pineta fino a dietro l'ex-colonia di Vittorio Emanuele.
Proprio all'ex colonia è legato un altro mio ricordo di Ostia: era un pomeriggio tardi quando mia nonna e mia mamma videro uscire dalla colonia due ragazze che chiesero loro di essere aiutate, perché non volevano stare li. Mia nonna si impietosì e le portarono a casa per rifocillarle. La sera stessa o il giorno dopo (non ricordo bene) arrivò la polizia (non so come abbiano fatto a trovarci) e ci chiesero il perché le ragazze fossero lì. La colonia infatti ospitava gli orfani e la polizia ebbe paura di un sequestro di persona. Grazie all'intervento di un cugino di papà, questore a Roma, la vicenda finì lì.
Mi ricordo che mia mamma e mia nonna passeggiavano molto, anche perché c'era poco da fare a quei tempi a Ostia. Arrivavano fino all'Idroscalo a piedi, e poi da lì risalivano lungo il Tevere su una stradina sterrata, fino ad arrivare dove ora c'è il ponte della Scafa. Lì c'era Tancredi Chiaraluce che con il suo barcone in legno, chiamato appunto "Scafa", portava le persone al di la del Tevere, verso l'Isola Sacra.
Ho ancora invece il ricordo di Piazza Anco Marzio e il negozio che vende Krapfen, che però non si trovava dov'è e ora, ma in Piazza della Stazione Vecchia: già esisteva il missile che portava le bombe!!
Sempre in Piazza Anco Marzio c'era una casetta che vendeva le cozze, proprio dove oggi c'è "i Gioielli del Mare".

Teodoro Parente

Quando arrivammo da Avezzano, primi mesi del '45, da dove dovemmo andar via perché mio padre era ricercato dalle SS tedesche, i nostri mobili arrivarono col treno proprio nello scalo merci della Stazione di Ostia, di fronte a dove ora c'è un vivaio. Qui li lasciammo in un deposito e poi li portammo a Roma, dopo 8 mesi.

Teodoro Parente

Era il 1946 quando ci trasferimmo a Roma, ma tutte le estati (fino al 1958) tornavamo a Ostia con i camion OM che trasportava il personale della Polizia; mio padre infatti era un ex corazziere del re Vittorio Emanuele III, poi appuntato della Polizia dello Stato. Si partiva da Piazzale Flaminio; i camion erano attrezzati con panche ed esistevano due turni: alle 7 e alle 14. Da più parti di Roma (Tiburtina, Quarticciolo, Appia..) partivano questi camion e si incontravano tutti a Piramide (circa 30 camion) e qui venivano scortati dai motociclisti della polizia fino ad Ostia. Si faceva la via Ostiense, priva di macchine o quasi, si arrivava al km 27 dove c'era un cippo. Si passava davanti alla Posta Centrale e si faceva tutto il lungomare per arrivare allo stabilimento "Mediterraneo".' Si aveva diritto a 15/30 giorni da giugno ad agosto, ma alle ore 12 dovevamo rivestirci perché si doveva tornare indietro a Roma entro le 14 perché iniziava il secondo turno. A mia mamma piaceva di più la mattina, ma è capitato anche di fare il turno fino alle 19. Allo Stabilimento avevamo una cabina e anche la chiave così potevamo lasciare li le nostre cose.
Dal Mediterraneo mamma arrivava a piedi al villaggio dei pescatori per prendere le sigarette " Alfa " dal tabaccaio di fronte al bar di oggi; le piacevano più queste che le Marlboro (ricevute dall'ambasciata, in quanto traduttrice): contenevano meno nicotina e più tabacco senza filtro.
Un carnevale indimenticabile e' stato quello del '46: l'albergo "Belvedere" al primo piano era pieno di ragazzini mascherati. Mia madre mi aveva vestito da cowboy (regalo avuto da alcuni parenti svizzeri residenti da prima della guerra in USA).
Il mio amore per Ostia (d'un tempo) dopo 20 anni circa di residenza a Roma e' riapparso nel '68 quando ho deciso di mettere nuovamente le radici in questa sabbia non più da bambino, ma da adulto (sposato e con prole).

Intervista rilasciatami di persona il 1 agosto 2013, presso la propria abitazione

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