domenica 19 novembre 2017
La mia Ostia
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La comicità targata Ostia: Fabio Avaro

La comicità targata Ostia: Fabio Avaro

Un bellissimo incontro con un attore nato artisticamente a Ostia e ormai sui grandi e piccoli schermi

Seduti ad un tavolino di un bar in pieno centro di Ostia, l'intervista con Fabio Avaro diventa un piacevole incontro fatto di ricordi, battute e voglia di condividere racconti.

Ciao Fabio, puoi farci una tua presentazione?

Sono nato a Roma nel 1972, alla clinica in Via Marco Polo: quindi ahimè non posso fregiarmi di essere nato a Ostia.
Mio papà è siciliano, per metà di Favignana e per metà di Trapani. Mia mamma invece è per metà messinese e per metà romana, figlia di una coppia nella quale, a quei tempi, era la donna a seguire l'uomo; mio nonno infatti era ferroviere vicino Messina e quindi mia nonna romana scese in Sicilia.
I miei si conobbero sull'isola e si fidanzarono nel 1960; nel 1967 si sposarono. Mio papà viveva in quel periodo a Tripoli, come molti Ostiensi (i cosiddetti "tripolini"). Qui studiava e mio nonno lavorava con la comunità italiana in Libia. Nel 1970 però furono cacciati da Gheddafi e decisero di tornare a Roma, dai famigliari di nonna. L'Italia aveva l'obbligo di fornire nuovamente un lavoro ai profughi e mio padre decise di stabilirsi ad Ostia, poiché adorava il mare ed essendo una coppia giovane che aveva guadagnato qualcosa riuscì a comprarsi casa. Comprarono una casa grande e quindi non mi sono mai spostato fino ai 28 anni da Via delle Baleari, dove c'era il bar di Pasqualino.

Che scuole hai frequentato?

Ho frequentato le scuole elementari di fronte a Simone Renè su via delle Baleniere, succursale della Paranzella, dove ora c'è l'Expert. I miei coetanei invece sono i primi che hanno frequentato la scuola delle Acque Rosse che venne costruita in quegli anni. Mia mamma insegnava nella stessa scuola ma entrava alle 8,10. Io invece da solo, a 6 anni, scendevo di casa e senza attraversare neanche una strada arrivavo a scuola per le 8,25. Pasqualino mi controllava insieme alla bidella Rita che mi guardava arrivare dall'angolo. Ho frequentato poi le scuole medie alla San Gallo e il liceo scientifico al Labriola.

Che ricordi hai da bambino?

Mi ricordo il maestro Vittozzi (padre del medico): è' lui che mi ha fatto diventare romanista, anche perché in casa mia non erano interessati al calcio.
Sono cresciuto davanti al bar di Pasqualino: erano anni in cui c'erano frotte di ragazzi per strada perché c'erano tutte famiglie giovani con bimbi. Quando giocavamo sotto casa, la fioraia ci diceva sempre che era meglio non cacciarci via perché noi eravamo 10 contro 10 e se ci avesse mandati via potevano arrivare altre due squadre 20 contro 20!!!
Eravamo bambini dai 6 ai 14 anni. Si giocava a mode: prima a biglie, poi in pattini, poi a racchettoni, poi a calcio, a piastra, a figurine. A livello telepatico, senza telefonini o comunicazioni varie, ci trasmettevamo il giorno in cui cambiare gioco. Non sono mai sceso col gioco sbagliato, sapendo già quello con cui avrei giocato con gli altri.

Come hai iniziato la tua carriera di attore?

Dopo il liceo ho fatto un anno di Economia e Commercio, ma già in quel momento la mia vita stava prendendo diverse strade. Volevo fare il pilota militare ma per gioco la mia comitiva (in cui c'era anche il mio socio di palcoscenico Gabriele Pignotta) mi portò a vedere il saggio di fine corso proprio di Gabriele (1991). Praticamente mi spingono ad iscrivermi alla Giocosa Accademia di Gianni Pontillo e Antonia di Francesco, anche perché ero stato sempre il pagliaccio del gruppo. Il primo anno lo facemmo al Prometeo di Fiumicino, il secondo anno nelle salette dell'F3 vicino alla Stazione (di proprietà del mio socio in animazione turistica, Mia Group, Pier Paolo Loppi) e poi il terzo anno al Dafne di Via Mar Rosso, dove mi diplomo nel 1994.
Durante il secondo anno di corso feci anche il militare, anche se provai a spacciarmi per profugo, come mia sorella, pur di evitarlo...Avevo come sogno quello di fare il pilota militare e di salire su un caccia, e avevo anche avuto l'abilitazione al volo. Quindi proprio non potevo saltare il militare.
Il cambio di interesse avvenne grazie all'amicizia con Loppi. Lo vedevo tornare dalle stagioni di animatore dei villaggi turistici e mi convinse nel 1993 a partire con lui, subito dopo il saggio al Prometeo. Qui mi innamoro definitivamente di questo mestiere, che avevo già assaggiato nel 1992 con il primo saggio del corso. Sul palco mi sento come se fossi in "cameretta mia", a mio agio, con una sensazione che non è di paura ma è adrenalina allo stato puro, che mi fa star bene. Per 16 anni ho fatto l'animatore. In inverno facevo teatro mentre d'estate mollavo tutto e partivo nei villaggi.
Fino al 2002 ho fatto teatro a Ostia, sempre al Dafne. Ho interpretato tutte le commedie di quegli anni in cartellone, da Molière a Plauto, alle commedie napoletane che mi hanno fatto acquisire i giusti tempi comici.

Metti un po' di Ostia nei tuoi spettacoli?

Quest'anno ho ripreso anche il cabaret, con "One man show", al Teatro 7 di Roma e molto c'è di Ostia nelle mie battute. Nella mia commedia, "Una notte bianca" il personaggio di Davide, che consegna le pizze, è per esempio un ragazzo di un quartiere come Ostia.

Quale è il posto che ti piace di più ad Ostia?

Il mare!!! Tutto il lungomare. Non ne riesco a fare a meno! Quando parlo con gente che vive in città mi domando come facciano a vivere senza orizzonti. Ostia mi da gli orizzonti...e se vogliamo polemizzare, direi dove possibile. Per paradosso, per chi è della nostra età, adesso è più bello passeggiare nella zona che una volta era per noi off-limits, la zona che va dall'ex-colonia in giù.
L'unico rammarico è che hanno chiuso lo skate park: proprio ieri cercavo un campo per giocare a basket con i miei amici (Pignotta, Fabrizio Sartini e Fabio Maiocchetti) e alla fine siamo andati alla Nuova Pineta.

E quale luogo di Ostia ti suscita dei ricordi?

Proprio durante la presentazione a Cineland del mio film "Ti sposo ma non troppo" ho fatto una battuta: scusate se non vi guardo in faccia, ma mi viene spontaneo alzare lo sguardo per vedere se c'è qualche macchina appesa...io frequentavo infatti la Meccanica Romana da bambino. Si veniva qui in bicicletta, di nascosto, quando era abbandonata, a cercare i fantasmi. Nei primi tempi che entravo nella biglietteria del cinema rimanevo incantato, perché c'era qualcosa che non mi quadrava...
Ancora mi soffermo a guardare la panchina che non c'è più, di fronte al negozio del Torchio, dove c'era la gelateria Alaska. Facevamo parte della comitiva di questa gelateria, negli anni 1987/90.
Al mare invece andavo alla Marinella e poi a Peppino a mare. Qui ci vivevo da maggio in poi. In cabina avevo pantaloni neri, mocassini e camicia bianca perché se eventualmente Mimmo, Paolo o Peppino mi chiedevano di lavorare al posto di un cameriere che aveva dato buca, oppure la mattina per sostituire un bagnino da spiaggia.

Ed un ricordo brutto di Ostia?

Mi ricordo la brutta rissa che ci fu tra la comitiva di Caresse e quella di Piazza Gasparri, nei primi anni '90. Quella di Caresse era conosciuta come una comitiva un po' attaccabrighe e quella di Nuova Ostia venne con le catene: finì male.

Come hai visto cambiare Ostia?

Ostia è cambiata... ma non è cambiata. Da 42enne mi sembra brutto dire che è cambiata in peggio, come fanno gli anziani...dire si stava meglio prima. Perché in certi versi Ostia è migliorata, come per la zona del porto turistico o come la zona di Piazza Anco Marzio. Oppure per la nascita del teatro Nino Manfredi e di altri teatri. In peggio perché Ostia è rimasta ferma al palo, perché ha deciso, o hanno deciso per essa, di non essere nè carne nè pesce. Un quartiere o un non quartiere...Noi siamo Ostia, non siamo il lungomare di Roma e votai a favore in entrambi i referendum per il distacco da Roma. Ci fu un informazione sbagliata, come le famose frasi "votiamo no, perché se no paghi di più la telefonata perché diventa un'interurbana, la metro va pagata di più..".
Spesso ci "rosico" quando parlo con i romani o con altri italiani perché vedono Ostia come un quartieraccio, come se avessimo un complesso di inferiorità, una sorta di ghettizzazione. Però quando io torno a Ostia respirò un'altra aria, c'è la mia gente! Ostia mi coccola! Mi sento molto coccolato da Ostia..io vivo in un quartiere nel quartiere, sopra il Bar Remondi, in via Orazio dello Sbirro. Qui mi conoscono tutti: posso entrare anche all'ultimo secondo nella macelleria Castelli, quando ha la serranda già abbassata e lui mi serve due hamburger. A volte lascio le chiavi attaccate alla moto e la mattina dopo ci trovo un post-it con su scritto:"Rincoglionito..ce l'ho io le chiavi!!" . Mi sento molto protetto qui... Spesso quando scendo da casa, mi fermo 10 minuti a parlare con tutti prima di partire...

Come nasce invece la tua passione per il cinema?

Al Cucciolo e al Superga ho visto tutti i miei primi film..Non avrei mai pensato poi di diventare anche io attore cinematografico.
Ho fatto la mia prima parte nel film "Colpi di fulmine" di Lillo e Greg l'anno scorso, e quest'anno il primo film da coprotagonista con Gabriele Pignotta in "TI sposo ma non troppo". Questo film nasce da una commedia teatrale di Gabriele di cui io faccio parte da sempre e quindi la sento ancora più mia. Il passo dal teatro al cinema è sempre stato un pallino di Pignotta, non a caso tutte le sue commedie hanno una costruzione filmica..i cambi di scena, i dialoghi. Quando mi chiedono come è lavorare con Gabriele regista di film rispondo: "meglio che in teatro", perché a teatro dobbiamo frenare Gabriele nella sua irruenza creativa. Introduce location su location che a teatro sono impossibili da rappresentare ma che al cinema diventa possibile, come per esempio la passeggiata al mare fatta proprio a Ostia.
Il nostro film ha avuto un buon successo al cinema, ma purtroppo dopo la prima settimana ci hanno tagliato un po' di sale nonostante fossimo in un trend positivo di incassi e tra i più alti come indice di gradimento, secondo Repubblica. Pensavamo che le critiche fossero peggiori, perché la critica vede la commedia brillante come di serie B. Ho trovato una discrepanza tra il pubblico che ha amato molto il film e la critica,che è stata un pò dura visto che si tratta di un'opera prima italiana, senza parolacce, senza attori famosi e senza veline. Hanno anche criticato la troppo teatralità della sceneggiatura....

Perchè Ostia?

Perchè fa parte di me...non è stata una scelta, ci sono nato e ci rimango perché c'è la mia gente! La sento mia e io mi sento di Ostia, onorato di esserlo e perché mi voglio tenere il diritto di potermi arrabbiare per le cose che a Ostia non funzionano..e questo diritto ce l'hai se la vivi!

Ostia e la cultura?

Teatralmente parlando Ostia ha fatto i numeri! Ostia aveva fame di teatro, con 2000 abbonati al Manfredi, con spettacoli più impegnati o meno....
Per ciò che riguarda invece mostre o altre forme di cultura, Ostia soffre della presenza ingombrante di Roma. Bisogna battere il chiodo finché il chiodo non entra, come hanno fatto al Manfredi in tutti questi anni. Ostia non è il "calippo e la birretta" o il coatto di quartiere come l'hanno descritta ultimamente: io e Gabriele siamo un esempio del contrario...Ultimamente ci hanno detto. "Per noi voi rappresentate la chance", ma la chance non ti viene a citofonare a casa per chiederti se vuoi fare l'attore protagonista, la chance vuol dire spingere col martello su quel cavolo di chiodo finché non entra!

Te e Gabriele cosa avete previsto prossimamente?

Una commedia che per la prima volta non è scritta da noi: stiamo leggendo tante cose per trovare qualcosa che non sia nostro per metterci alla prova, anche con la regia di qualcun altro.
Porterò a Ostia la mia commedia "Bravi voi..io è una vita che vi seguo" e poi a Roma con Vanessa Incontrada faremo a gennaio/febbraio "Mi piaci perché sei così".
Io nel frattempo sto scrivendo la mia prima commedia, con il responsabile tecnico e light designer della compagnia Pignotta, Maxilimiano Lumachi. Purtroppo per ora siamo fermi perché ha avuto un brutto incidente ma appena starà meglio ricominceremo a scriverla e magari nel 2015/16 la porteremo in scena.

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