mercoledì 26 settembre 2018
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L’equiseto: quasi un fossile vivente

Nei prati intorno a Tor San Michele scopriamo questa pianta particolare molto antica

Gli Equiseti sono tra gli organismi più antichi della terra: sono infatti piante più primitive di quelle a fiore (le angiosperme). Non possiedono organi sessuali distinti e quindi non hanno polline ma si propagano e si riproducono grazie alle spore, come fanno i funghi.
È una pianta perenne erbacea che cresce ai bordi dei campi coltivati e lungo i fossi, preferibilmente in zone umide. Durante la stagione invernale però non presenta organi aerei e le gemme si trovano in organi sotterranei detti rizomi.
Il nome Equisetum significa “crine di cavallo”: fu il medico greco Dioscoride Pedanio, che esercitò a Roma ai tempi dell'imperatore Nerone, a descrivere questa pianta. Veniva usata come diuretico e antiemorragico. Si raccolgono i suoi fusti sterili (quelli verdi fotosintetici che non servono alla riproduzione, tipica dei fusti fertili di colore bianchiccio) che vengono impiegati per usi erboristici e in cucina. Quasi tutte le specie non sono adatte all'uso interno perché tossiche. Contengono alcaloidi in diverse quantità, come nicotina e soprattutto palustrina, un veleno che agisce sui nervi e la muscolatura e che provoca avvelenamenti anche gravi negli animali domestici.


L’equiseto: quasi un fossile vivente


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