Dalle paludi alla rinascita: Re Umberto I e i braccianti romagnoli
Dal libro di Ada Sarrecchia alla storia di Ostia
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Nella lettura dell'appassionante libro di Ada Sarrecchia "I diari di mio nonno" edito da Horti di Giano esiste un capitolo che mi ha molto colpito dal titolo "La morte del re Umberto I":
"Il 30 luglio 1900, mentre passavo sul ponte della vasca di scarico delle macchine idrovore, notai il capo meccanico Callegari che, nel centro dell'edificio, metteva la bandiera nazionale a mezz'asta. Chiesi cosa fosse successo e lui mi rispose: "Hanno ammazzato il Re Umberto I".
Fu allora che appresi che il 29 luglio il re era stato assassinato a Monza. La notizia scosse profondamente Ostia (Antica). Il re era molto amato dalla gente del luogo: era noto per la sua affabilità e generosità. Io stesso avevo avuto il privilegio di incontrarlo più volte durante i miei spostamenti, e lui mi salutava sempre con cordialità [...]
Il re, infatti, aveva una grande considerazione per Ostia (Antica). Durante le festività, come Natale, Capodanno e Pasqua, distribuiva regali di quindici lire a ogni famiglia e si preoccupava di garantire lavoro per tutti. Gli piaceva anche ascoltare le parole in dialetto romagnolo dai vecchi della zona, che lo accoglievano sempre con affetto.
Quando furono organizzati i funerali, la società operaia braccianti inviò una rappresentanza con una corona per rendere omaggio. I funerali furono un evento imponente e commovente. Il corteo funebre era lungo e il feretro, coperto con la bandiera nazionale, era trainato su un affusto di cannone."
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Negli ultimi decenni dell’Ottocento, il litorale a sud della foce del Tevere era una terra desolata. Lontana dai fasti dell'impero romano e dal ruolo strategico ricoperto nel Rinascimento con la Rocca di Giulio II, Ostia Antica sopravviveva tra acquitrini malsani, canneti impenetrabili e lo spettro perenne della malaria. La trasformazione di questo paesaggio ostile in un territorio fertile e vivibile fu il risultato di una convergenza storica unica: l’impulso delle istituzioni del giovane Regno d’Italia sotto Re Umberto I, il pionieristico lavoro cooperativo dei braccianti ravennati e la cassa di risonanza della grande stampa illustrata dell’epoca.
Salito al trono nel 1878, Umberto I frequentava regolarmente l’area costiera romana. La vicina tenuta di Castelporziano, acquistata dal padre Vittorio Emanuele II nel 1872 come riserva reale di caccia, rendeva la presenza del sovrano e della corte una costante tra le pinete e i casali dell'Agro.
Tuttavia, la vicinanza della palude minacciava la salubrità dell'intera area e della stessa capitale. Sotto il regno umbertino, lo Stato unitario decise di affrontare in modo sistematico il risanamento idraulico del litorale. Furono varati i provvedimenti legislativi e gli appalti pubblici per scavare i grandi collettori delle acque basse e alte, gettando le basi per strappare la terra al fango.
La svolta operativa avvenne nel novembre del 1884. A bordo di treni speciali arrivarono a Roma circa 500 lavoratori appartenenti all’Associazione Generale degli Operai Braccianti del Comune di Ravenna, fondata da Nullo Baldini con il sostegno del deputato socialista Andrea Costa. Fu il primo grande esperimento in Europa di appalto pubblico affidato a una cooperativa di lavoratori.
Il Borgo fortificato di Ostia Antica e le scuderie del castello divennero la base logistica e l'accampamento di questa comunità. Per anni, armati solo di badili, carrette di legno e stivali di gomma, i braccianti scavarono il Canale dello Stagno e il Canale dei Pescatori. La convivenza fu durissima: le «febbri perniciose» mieterono decine di vittime, ma la tenacia della cooperativa riuscì a completare la rete di canali che nel 1889 trovò il suo coronamento con l’accensione dell'idrovora a vapore di Ostia.
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In questo articolo della Tribuna Illustrata del 1904 si evidenzia proprio il ruolo del Re nella bonifica:
"Tutti sanno che fin dal 1884 circa 500 ravennati, in un momento di sconforto nella terra natia e animati da un nobile ideale, costituitisi in colonia vennero ad Ostia, la grande città sepolta dai barbari, dal tempo e dalla malaria, per bonificarvi quella parte dell'Agro e renderlo produttivo.
Questa coraggiosa colonia che avrebbe dovuto essere esempio di coraggio moderno, ottenne con grandi sforzi e grazie all'intervento e grazie all'intervento efficacissimo del compianto Re Umberto I, che le fece cospicua elargizione, di costituirsi in Cooperativa."
L’epopea non passò inosservata. Altre riviste prestigiose come L’Illustrazione Italiana seguirono i cantieri passo dopo passo. Attraverso le xilografie e i disegni dal vero realizzati da illustratori come Dante Paolocci ed Edoardo Matania, l’opinione pubblica borghese dell’epoca scoprì il volto umano e tecnico della bonifica.
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Oggi il passaggio di quell'epoca è ancora tangibile a chi passeggia per il Borgo di Ostia Antica. La piazza principale porta il nome di Piazza Umberto I, a testimonianza del legame istituzionale con gli anni della rinascita, mentre il vicino Monumento e Sacrario dei Bonificatori custodisce la memoria dei ravennati che trasformarono un pantano letale nella moderna terra del litorale romano.
di Aldo Marinelli del 19 agosto 2026



