Architetture di pietra: le alghe coralline
L'ingegneria microscopica delle alghe coralline e la vita nascosta tra i loro rami
Tra le comunità bentoniche delle scogliere del piano infralitorale spiccano le alghe rosse coralline articolate (Rhodophyta, famiglia Corallinaceae). A differenza di molte altre specie marine dalla consistenza flaccida, queste alghe possiedono un'eccezionale capacità: assorbono i sali minerali presenti nell'acqua e rinforzano le proprie pareti cellulari depositandovi massicce quantità di carbonato di calcio.
Tuttavia, un corpo interamente di pietra si spezzerebbe al primo impatto con le onde. Per ovviare a questo problema, questo organismo ha sviluppato un'architettura modulare perfetta: il tallo dell'alga è suddiviso in rigidi segmenti calcificati, detti intergenicoli, intervallati da snodi flessibili e del tutto privi di calce, detti genicoli. Questa struttura ad "articolazione" permette alle ramificazioni di piegarsi elasticamente sotto la spinta del moto ondoso senza subire fratture.
All'osservazione macroscopica, le tipiche ramificazioni dicotomiche o pinnate mostrano una intensa colorazione rosa-violacea. Questo colore è il risultato di una combinazione cromatica unica: il pigmento fotosintetico accessorio tipico delle alghe rosse (la ficoeritrina) si sovrappone alla matrice minerale bianca sottostante.
Osservando da vicino la superficie di ciascun segmento, è persino possibile scorgere la fitta tessitura celata dalla corteccia fortemente mineralizzata.
La rigidità minerale non serve solo a garantire resistenza meccanica, ma gioca un ruolo cruciale nella riproduzione. Per una pianta che vive in un ambiente turbolento e popolato da voraci erbivori (come ricci di mare e gasteropodi), proteggere le delicate cellule riproduttive è una priorità assoluta. Per questo motivo, le Corallinaceae non sviluppano sporangi "nudi" ed esposti all'esterno, ma li racchiudono all'interno di camere protettive calcificate chiamate concettacoli.
Immagine creata con AI
Il processo di formazione di queste strutture è visibile sotto forma di vistosi rigonfiamenti apicali. Durante la fase iniziale di crescita, il concettacolo appare spesso come una capsula o un peduncolo biancastro all'estremità dei rami; il colore chiaro indica che in quel punto l'alga sta depositando calce a ritmi serrati, con una minore concentrazione momentanea di pigmenti fotosintetici.
Man mano che la struttura sviluppa la sua tipica forma a "calice" o "trombettina", al suo interno si definisce una vera e propria cavità incassata.
È qui dentro che maturano i tetrasporangi, gli organi responsabili della produzione delle spore. Quando queste ultime saranno pronte per colonizzare nuove rocce, non dovranno far altro che uscire attraverso un microscopico poro apicale situato al vertice della capsula, detto ostiolo. Una singola alga in fase riproduttiva può presentare decine di questi concettacoli contemporaneamente, distribuiti lungo le sue diramazioni principali.
Grazie alla loro natura rigida, perenne e tridimensionale, le alghe coralline cessano di essere semplici organismi vegetali e si trasformano in veri e propri micro-habitat (o "isole ecologiche") per una miriade di altre specie marine. La superficie calcarea dei loro rami offre un punto d'ancoraggio stabile per un gran numero di organismi epibionti ed epifiti.
Nel folto di questa "foresta" minerale trovano riparo piccoli crostacei (come anfipodi e isopodi), che usano la fitta trama di segmenti rocciosi come scudo per sfuggire ai pesci predatori. Allo stesso tempo, la base dell'alga e i suoi stoloni basali creano piccoli anfratti in cui si accumula il detrito organico, offrendo nutrimento continuo a una comunità invisibile di micro-filtratori.
In specie dalle ramificazioni particolarmente sottili e dense, come quelle appartenenti al genere Jania, i filamenti calcificati formano degli intricati reticoli vicini al sedimento. Qui si sviluppano biofilm batterici, diatomee, e persino colonie di briozoi o piccoli vermi tubicoli, che trasformano ogni singolo cespuglio di alga corallina in un vero e proprio "condominio" brulicante di biodiversità.
di Aldo Marinelli del 27 luglio 2026



