Chi ha detto che a Ostia i tramonti sono i più belli?
Tutti l’hanno sentita, molti la ripetono, nessuno sa davvero chi l’abbia pronunciata per primo
C’è una frase che a Ostia torna come il moto ondoso: “Qui ci sono i tramonti più belli”. Tutti l’hanno sentita, molti la ripetono, nessuno sa davvero chi l’abbia pronunciata per primo. Eppure resiste, si tramanda, diventa quasi una certezza. Ma da dove nasce?
Non esiste una dichiarazione ufficiale, una citazione certificata, una frase messa tra virgolette e attribuibile senza dubbi a qualcuno di preciso. Nessuna intervista, nessuna pagina di letteratura che dica chiaramente che a Ostia ci siano i tramonti più belli. La verità è che questa frase non nasce da una voce sola, ma da molte.
Nel tempo è stata spesso associata a Pier Paolo Pasolini. Il motivo è comprensibile. Pasolini ha vissuto ed è morto a Ostia, ne ha attraversato i margini, ne ha fatto lo sfondo estremo di una parte decisiva della sua vita e della sua opera. Il mare, nei suoi testi, è presenza costante, ma non consolatoria. È un luogo di confine, spesso crepuscolare, carico di inquietudine più che di bellezza. Nei suoi scritti non c’è l’esaltazione estetica del tramonto, semmai una tensione continua tra luce che si spegne e umanità irrisolta. Attribuirgli quella frase è un modo semplice, forse troppo, di addomesticare una complessità che dava fastidio.
In realtà il tramonto a Ostia ha una forza simbolica che va oltre chi lo racconta. È un luogo dove il sole, in inverno, "cade" in mare, visibile, lento, ogni sera. Per i romani è sempre stato un gesto di fuga, una pausa dalla città, un orizzonte finalmente aperto. Guardarlo significa uscire dal rumore, anche solo per pochi minuti. Non stupisce quindi che attorno a questo momento si sia costruita una narrazione affettiva.
Dire che “qui i tramonti sono i più belli” non è un giudizio oggettivo. Non è una classifica. È una dichiarazione di appartenenza. È il modo in cui una comunità racconta a se stessa di avere qualcosa di unico, anche quando quel qualcosa non può essere misurato. È una frase che non chiede prove, perché non nasce per essere dimostrata.
Le frasi poi si sa, diventano vere perché vengono ripetute, non perché qualcuno le abbia firmate. Passano di bocca in bocca, di articolo in articolo, fino a perdere l’origine e acquisire una funzione. Servono a riconoscersi, a delimitare uno spazio emotivo prima ancora che geografico.
Forse la domanda giusta non è chi lo abbia detto, ma perché continuiamo a dirlo. La risposta sta tutta lì, in quel momento sospeso in cui il sole scende dietro la linea dell’acqua e per qualche istante Ostia smette di essere cronaca, traffico, polemica, degrado o nostalgia. Diventa solo un orizzonte.
Nessuno lo ha dichiarato ufficialmente. Ma in fondo non era necessario. A volte le frasi più vere sono quelle che non hanno autore, perché appartengono a chi guarda.
di Aldo Marinelli del 14 dicembre 2025



