Il velluto venuto dal mare: l'alga Codium subtomentosum
Scopriamo l'alga che sfida le leggi fondamentali della citologia vegetale
Immergendosi nelle acque superficiali delle nostre coste, tra gli scogli battuti dalle onde, è facile imbattersi in particolari cespugli verdi dalla consistenza spugnosa. Al tatto sembrano fatti di velluto, un'anomalia rispetto alla tipica consistenza scivolosa o coriacea delle alghe marine. Si tratta del Codium subtomentosum, popolarmente noto come "alga velluto" o, nei paesi anglosassoni, velvet horn.
Se a prima vista questo organismo si presenta come un comune vegetale ramificato, lo studio microscopico rivela una realtà biologica che sfida le leggi fondamentali della citologia vegetale.
La stragrande maggioranza delle piante terrestri e delle macroalghe è composta da miliardi di microscopiche cellule separate da pareti rigide. Il genere Codium rappresenta una clamorosa eccezione: è un'alga sifonale (o cenocitica). L'intero tallo eretto, lungo anche più di venti centimetri, non è suddiviso in cellule distinte, ma è costituito da un'unica, gigantesca cellula multinucleata.
Immagine creata con AI
Al suo interno, un citoplasma continuo scorre liberamente portando con sé nuclei e cloroplasti attraverso una fitta rete idraulica. Questa struttura comporta un rischio evolutivo enorme: una ferita profonda potrebbe causare lo svuotamento letale dell'intero organismo. Per ovviare a questo, il Codium ha sviluppato una reazione di coagulazione citoplasmatica istantanea in grado di sigillare i danni meccanici in frazioni di secondo.
Per mantenere una forma definita e ottimizzare la cattura della luce senza l'ausilio di tessuti complessi, i filamenti interni del Codium si intrecciano e si dirigono verso l'esterno, modificandosi radicalmente. Le estremità dei sifoni si gonfiano, trasformandosi in strutture clavati o cilindriche chiamate utricoli.
Gli utricoli appaiono serrati gli uni contro gli altri, descrivendo un perfetto e affascinante mosaico a nido d'ape. Questa disposizione a palizzata crea uno scudo esterno densissimo, stipato di cloroplasti, deputato alla fotosintesi clorofilliana. La consistenza vellutata che avvertiamo accarezzando l'alga sott'acqua è proprio il risultato macroscopico del contatto con la punta di milioni di questi utricoli turgidi.
Analizzando questi mosaici sotto la lente del microscopio, balza subito all'occhio un dettaglio sistematico: il centro della cupola di ciascun utricolo è contrassegnato da un puntino scuro, spesso circondato da sottili anelli concentrici.
Questo carattere anatomico, esaltato dall'uso dell'epilluminazione (luce riflessa dall'alto), non è un organello interno, bensì la firma strutturale dei peli algali. In determinate condizioni ambientali, gli utricoli estroflettono sottili peli trasparenti che aumentano la superficie di scambio dell'alga con l'esterno, facilitando l'assorbimento dei nutrienti disciolti in acqua. Quando il moto ondoso o il ciclo vitale ne causano la caduta, la parete della cellula si ispessisce in quel punto focale, lasciando una cicatrice permanente. La presenza di queste strutture e la morfologia della punta dell'utricolo (che nel Codium subtomentosum è liscia e arrotondata, priva delle punte acuminate tipiche della specie aliena Codium fragile) rappresentano i caratteri diagnostici fondamentali.
Se l'analisi della corteccia svela la vita vegetativa dell'alga, uno sguardo più approfondito sui fianchi degli utricoli permette di assistere al suo momento riproduttivo. Spostando l'osservazione sui bordi del campione, emergono piccole strutture ovoidali e lanceolate che sporgono lateralmente dagli utricoli, caratterizzate da un'intensa colorazione rosso-violacea/porpora: si tratta dei macrogametangi (i gametangi femminili).
Mentre il Codium è un organismo sifonale privo di pareti interne, fa un'eccezione straordinaria proprio durante la fase sessuale: alla base di ciascun gametangio si forma un setto di separazione cellulare. Questa "porta" isola i gameti in via di sviluppo dal resto del citoplasma continuo, evitando che l'alga perda fluido cellulare al momento del loro rilascio nell'acqua.
La spiccata tonalità scura e porporina di queste vescicole indica la presenza di una densa concentrazione di macrogameti carichi di cloroplasti e sostanze di riserva, pronti per essere espulsi nell'ambiente marino e dare origine a un nuovo zigote diploide.
Oltre alla fase sessuale con i gametangi appena descritti, se la riproduzione via spore o gameti fallisce, l'alga si affida a una spaventosa capacità di frammentazione vegetativa: persino un singolo utricolo strappato dalla tempesta può ancorarsi al fondale e rigenerare da zero un intero cespuglio.
Vivere nella zona intertidale, esposti alle maree, alla radiazione solare diretta e al pascolo degli erbivori, richiede difese eccezionali. Il Codium subtomentosum risponde con una sofisticata biochimica: le pareti cellulari e la matrice gelatinosa sono ricche di polisaccaridi solfati (galattani) che trattengono l'acqua come una spugna durante le secche, impedendo la disidratazione. Inoltre, l'alga produce clerosteroli e lectine specifiche, molecole tossiche o repellenti che scoraggiano il morso dei pesci e bloccano l'insediamento di batteri parassiti sulla sua superficie.
Questa ricchezza interna attira predatori specializzati, come i molluschi sacoglossi. Queste lumache di mare perforano gli utricoli e risucchiano il citoplasma ma, invece di digerire i cloroplasti dell'alga, li integrano vivi nei propri tessuti trasparenti. Per settimane, la lumaca smette di cibarsi e vive grazie alla fotosintesi dei cloroplasti "rubati" al Codium (vedi articolo qui al Link).
di Aldo Marinelli del 27 luglio 2026



