Dai fondali al cielo stellato: la metamorfosi del verme a pagaia
Scopriamo la capacita di un singolo individuo di riorganizzare la propria anatomia oculare, cromatica e muscolare per un'unica notte di riproduzione
Tra i banchi di alghe rosse attaccate agli scogli (qui in zona Curvone) vive in abbondanza un anellide marino tanto affascinante quanto sconosciuto al grande pubblico: il polichete a pagaia (Phyllodocidae).
Attraverso un'analisi microscopica degli esemplari raccolti sul litorale ostiense, è stato possibile documentare non solo la struttura anatomica dettagliata di questo verme marino, ma soprattutto un fenomeno biologico spettacolare e complesso: l'epitokia, ovvero la metamorfosi riproduttiva che trasforma un cacciatore strisciante da fondale in un abile nuotatore pelagico guidato dalla luce stellare.
Immagine creata con AI
Osservato al microscopio nello stadio "normale" o vegetativo (fase atoca), il polichete si presenta come un organismo sottile, fortemente segmentato e traslucido, con una consistenza vetrosa e cristallina.
Il prostomio (il capo) presenta quattro cirri tentacolari anteriori usati come organi tattili per esplorare gli anfratti. Sul dorso del capo si distinguono nettamente due paia di piccoli occhi scuri o rossastri.
A differenza dei lombrichi terrestri, i policheti possiedono espansioni laterali ricche di setole chitinose su ogni segmento. Nei Phyllodocidae, i cirri dorsali di questi parapodi sono appiattiti e ovali, ricordando la forma di una foglia o di una pagaia (da cui il nome comune inglese paddle worms). Essi svolgono una duplice funzione: remi per la locomozione e ampie superfici respiratore (branchie).
Sotto la cuticola trasparente scorre visibilmente lungo l'asse longitudinale il vaso sanguigno dorsale, una linea di colore rosso acceso che trasporta i fluidi vitali all'interno dell'animale.
Sparsi sulla pelle si notano microscopici punti e ramificazioni di pigmento rosso-marrone. Tra le alghe rosse di Ostia, questa punteggiatura crea un mimetismo cromatico perfetto contro i predatori.
La vera meraviglia biologica riscontrata durante l'osservazione degli esemplari risiede nel confronto diretto tra la forma bentonica e quella riproduttiva. Quando il polichete raggiunge la maturità sessuale (spesso stimolata dall'aumento della temperatura dell'acqua e dai cicli di luna piena), l'animale va incontro a una radicale metamorfosi nota come epitokia, in cui sono chiaramente visibili tre trasformazioni principali.
- l'ipertrofia oculare: gli occhi dell'animale subiscono uno sviluppo colossale, convertendosi in quattro enormi bulbi visivi di colore rosso vivo/porpora con ommatidi ben definiti. Questo straordinario potenziamento visivo serve all'animale per orientarsi di notte in superficie e cogliere la minima luce lunare durante la sciamatura.
- l'opacizzazione e il cambio di Colore: la trasparenza vetrosa della fase atoca scompare. Il celoma (la cavità corporea) si riempie completamente di uova o sperma, conferendo al polichete un colore giallo-verdastro o rosato molto opaco e denso.
- l'adattamento motorio: i parapodi e le relative setole si modificano per passare da una locomozione per strisciamento su roccia a un nuoto propulsivo e velocissimo in colonna d'acqua aperto.
Il ritrovamento di questi esemplari all'interno di micro-habitat formati da alghe rosse nel mare di Ostia illustra perfettamente la nicchia ecologica di questi invertebrati: di giorno, nella loro forma vegetativa, questi vermi strisciano nel labirinto di fronde delle alghe rosse cacciando piccolissimi crostacei (anfipodi, isopodi) o nutrendosi di sostanza organica con la loro proboscide estroflessibile.
Al momento opportuno, gli esemplari epitoici abbandonano la protezione dell'alga e risalgono in massa verso la superficie marina. Qui liberano i gameti contemporaneamente per massimizzare le probabilità di fecondazione.
Dopo la riproduzione, la maggior parte degli esemplari adulti muore. Dalle uova fecondate nascono microscopiche larve ciliate pelagiche (trocofore) che, trasportate dalle correnti del Tirreno, si insedieranno nuovamente sulle scogliere laziali per ricominciare il ciclo.
di Aldo Marinelli del 23 luglio 2026



