Un minuscolo abitante degli scogli: anatomia e biologia di un anfipode marino
Osserviamo al microscopio questo straordinario crostaceo dalle doti mimetiche, la pulce di mare
Tra le alghe che ricoprono gli scogli dell'ex Faber vive una fauna straordinariamente ricca, spesso invisibile a occhio nudo. In pochi grammi di alghe raccolte lungo la battigia si possono trovare decine di specie di piccoli crostacei, vermi, molluschi e protozoi. Tra gli organismi più comuni vi sono gli anfipodi, piccoli crostacei che costituiscono una componente fondamentale degli ecosistemi costieri.
I due esemplari osservati al microscopio e fotografati rappresentano un ottimo esempio di questa microfauna. Con una lunghezza di circa un millimetro, i piccoli animali mostrano caratteristiche morfologiche che consentono di attribuirlo con buona probabilità all'ordine Amphipoda.
Gli anfipodi, le "pulci di mare" sono crostacei appartenenti al sottordine Peracarida e comprendono oltre diecimila specie distribuite in tutti gli ambienti acquatici del pianeta. Sono particolarmente abbondanti nelle zone costiere, dove vivono tra alghe, fanerogame marine, sedimenti e detriti organici.
Il nome Amphipoda deriva dal greco e significa letteralmente "piedi diversi", in riferimento alla differenziazione delle appendici toraciche. A differenza dei gamberi veri e propri, gli anfipodi possiedono un corpo fortemente compresso lateralmente, caratteristica che conferisce loro il tipico aspetto incurvato a forma di "C".
Molte specie vengono comunemente chiamate "pulci di mare" per il loro modo di muoversi a balzi o con rapidi scatti natatori.
Uno degli aspetti più affascinanti degli esemplari osservati sono la loro elevata trasparenza. Nei piccoli anfipodi fitali il tegumento è spesso così sottile da permettere l'osservazione diretta di strutture interne normalmente invisibili negli animali più grandi.
La trasparenza rappresenta un efficace adattamento ecologico. Tra le alghe illuminate dalle onde, un corpo quasi invisibile riduce notevolmente il rischio di predazione da parte di pesci e altri invertebrati.
Osservando l'animale al microscopio è possibile distinguere numerose appendici locomotorie, utilizzate sia per il nuoto sia per l'ancoraggio alle alghe. Questa duplice capacità consente agli anfipodi di alternare brevi spostamenti in acqua a lunghi periodi trascorsi aggrappati al substrato.
L'immagine più spettacolare ottenuta durante l'osservazione riguarda senza dubbio l'occhio.
A forte ingrandimento diventa evidente la struttura tipica degli artropodi: un occhio composto costituito da numerose unità ottiche indipendenti chiamate omatidi. Ogni omatidio raccoglie informazioni luminose provenienti da una piccola porzione del campo visivo; il sistema nervoso integra successivamente questi segnali in un'unica immagine.
Nella fotografia gli omatidi appaiono come una fitta rete di elementi poligonali rosso-magenta, disposti secondo un caratteristico schema a mosaico.
Sebbene la risoluzione visiva di un anfipode sia modesta rispetto a quella degli insetti volatori, questo sistema è perfettamente adeguato alla vita tra le alghe. L'animale deve infatti individuare soprattutto movimenti, variazioni di luminosità e possibili predatori piuttosto che formare immagini dettagliate dell'ambiente.
Un secondo dettaglio osservato sul corpo dell'animale riguarda la presenza di numerose strutture rosse ramificate, inizialmente interpretabili come cellule circolanti o addirittura come piccoli organismi associati.
L'analisi morfologica suggerisce invece che si tratti di cromatofori.
I cromatofori sono cellule pigmentarie specializzate diffuse in molti crostacei. A differenza di una semplice macchia colorata, possiedono una forma dendritica, con numerosi prolungamenti che si irradiano dal centro della cellula. Al microscopio assumono quindi un aspetto stellato particolarmente evidente.
Queste cellule contengono pigmenti che possono essere redistribuiti all'interno della loro struttura, modificando l'intensità e l'estensione della colorazione corporea. Nei crostacei costieri i cromatofori contribuiscono al mimetismo, consentendo all'animale di confondersi con il colore delle alghe o del substrato circostante.
Nonostante le dimensioni minuscole, gli anfipodi svolgono funzioni ecologiche essenziali. Si nutrono principalmente di alghe microscopiche, detrito organico,
batteri e materiale vegetale in decomposizione.
A loro volta rappresentano una fondamentale fonte alimentare per pesci, crostacei più grandi e numerosi invertebrati predatori.
di Aldo Marinelli del 18 giugno 2026



