Alla scoperta delle diatomee epifite: la Climacosphenia moniligera
Il Mediterraneo sta attraversando una fase climatica nota come "tropicalizzazione", caratterizzata da un incremento termico progressivo delle acque superficiali e profonde, specialmente nei mesi estivi. Questo fenomeno sta rimodellando le comunità microscopiche.
Il nome scientifico di un organismo ne racchiude spesso le caratteristiche morfologiche, e Climacosphenia non fa eccezione.
Il termine deriva dall'unione delle parole greche Klimax (scala) e Sphen (cuneo). Questa combinazione descrive le due principali proiezioni geometriche della cellula:
-guardando lateralmente l'organismo si notano le cellule spiccatamente eteropolari, con un profilo a cuneo o a clava, notevolmente allargate e arrotondate al polo apicale (superiore) e progressivamente ristrette verso il polo basale (inferiore). Le dimensioni sono imponenti per la categoria, potendo variare dai 100 fino ai 350 micrometri di lunghezza.
-all'interno del frustulo silicizzato (la teca esterna) si sviluppano setti trasversali paralleli. Questi setti presentano delle ampie perforazioni centrali (forami) che, allineandosi lungo l'asse longitudinale della cellula, generano una struttura ottica regolare che ricorda i pioli di una scala o una serie di finestre affiancate.
La presenza di pigmenti fotosintetici accessori, in particolare la fucoxantina, conferisce alle cellule vive un intenso colore bruno-dorato. Questo pigmento maschera le clorofille a e c, ottimizzando l'assorbimento delle lunghezze d'onda luminose tipiche delle acque costiere e poco profonde.
Climacosphenia moniligera non è un'alga planctonica che fluttua liberamente alla deriva nelle correnti; appartiene invece alla comunità del fitobenthos. Più precisamente, adotta uno stile di vita epifita, il che significa che vive ancorata alla superficie di organismi vegetali più grandi, come le macroalghe pluricellulari (come nella foto) o le foglie di angiosperme marine (ad esempio la Posidonia oceanica).
Il polo basale di ogni cellula è specializzato nella secrezione attiva di una matrice polisaccaridica trasparente ed estrudibile: il peduncolo mucillaginoso. Questa struttura gelatinosa adempie a molteplici funzioni: fissa saldamente la diatomea al tessuto dell'ospite, impedendo che venga scalzata dal moto ondoso e funge da perno flessibile durante i processi di divisione cellulare per scissione longitudinale.
Ciò permette la transizione da cellula solitaria a colonia: le cellule figlie, restando unite per la base mucillaginosa, si aprono progressivamente verso l'alto dando vita alla tipica disposizione a ventaglio. Questo portamento coloniale è un preciso adattamento ecologico. Disponendosi a raggiera su un piano bidimensionale sollevato dal substrato, le cellule evitano l'auto-ombreggiamento, garantendo a ciascun frustulo la massima superficie utile per catturare i fotoni necessari alla fotosintesi clorofilliana.
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Storicamente catalogata come una specie tipica dei mari tropicali e subtropicali, Climacosphenia moniligera è considerata un organismo a distribuzione cosmopolita nelle acque temperate-calde del globo. Negli ultimi decenni, la sua presenza è diventata un elemento di forte interesse ecologico anche all'interno del bacino del Mar Mediterraneo. Il Mediterraneo sta attraversando una fase climatica nota come "tropicalizzazione", caratterizzata da un incremento termico progressivo delle acque superficiali e profonde, specialmente nei mesi estivi. Questo fenomeno sta rimodellando le comunità microscopiche. Microalghe che un tempo trovavano nel Mare Nostrum un limite termico invalicabile, oggi proliferano abbondantemente. Climacosphenia moniligera trova in queste acque riscaldate e sature di luce l'ambiente ideale per competere efficacemente, manifestando picchi di densità della popolazione bentonica nel corso della stagione estiva.
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Il riconoscimento di specie così specifiche mette in luce la potenza della microscopia ottica come strumento d'indagine biologica e ambientale. Lo spostamento micrometrico del piano di messa a fuoco e la modulazione dell'illuminazione (come l'uso del contrasto di fase o dell'illuminazione obliqua) consentono al ricercatore e all'appassionato di "sezionare" visivamente la cellula viva. È così possibile discriminare Climacosphenia da generi morfologicamente affini, come Licmophora (vedi Link) semplicemente osservando la comparsa di quella meravigliosa "scala interna" nascosta sotto il velo dei cloroplasti bruni (come vedete negli ultimi frame del video).
di Aldo Marinelli del 13 luglio 2026
