mercoledì 3 marzo 2021
La mia Ostia
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Aldo Marinelli

Aldo Marinelli

La mia Ostia oggi intervista Aldo Marinelli, creatore e curatore della pagina La mia Ostia. Quindi mi sto autointervistando?

Sei nato ad Ostia?

La mia storia è un po’ particolare, in quanto i miei genitori vivevano in Africa, in Ghana. Mia mamma ha portato avanti tutta la gravidanza lì, per poi ad un mese dal parto venire a Roma. Mio papà voleva far nascere il suo primo figlio maschio, almeno così sperava visto che non si sapeva che sesso avesse il nascituro, a Roma. Dopo il battesimo, rigorosamente a San Pietro, tornammo tutti nuovamente nel continente africano. Avevo un mese. Era il settembre 1968.
Solo nel 1974 tornammo in Italia, all’età di 6 anni. Scegliemmo Ostia come luogo dove fermarci. Papà ci propose più alternative, ma tutti e 4 gli altri componenti della famiglia, mamma e due sorelle, decidemmo che non potevamo stare lontani dal mare, visto che in Africa vivevamo sulla costa.

Quindi hai fatto tutto il tuo percorso scolastico qui?

Certo, iniziai dalla prima elementare qui, alla Scuola Quinqueremi, con la maestra Clotilde Bonito. Ho dei ricordi molto vivi di quegli anni, perché la maestra era una persona grande, ma molto dolce e paziente. Già allora avevo una predisposizione per le scienze ed amavo molto fare gli esperimenti che la maestra ci proponeva, soprattutto di sabato quando allora si andava. Ricordo che avevo come compagno il calciatore Massimiliano Cappioli, un grande sportivo che ha anche giocato in serie A.
Ho frequentate le medie nella scuola Caio Duilio, l’attuale Toscanelli, nella sezione musicale dove insegnava il professor Frattini. Non ho mai avuto un grande orecchio per la musica, ma il pomeriggio avevo i corsi di pianoforte col professor Gallinella, che mi risulta ancora esserci.
Le superiori sono state il Liceo Scientifico Labriola, dove allora il fermento giovanilistico era abbastanza accentuato e dove ho passato degli anni molto piacevoli, anche se duri.
Il mio spirito è veramente nato all’Università, dove scelsi di laurearmi in Biologia, mia profonda passione. Ricordo ancora che quel pomeriggio andammo in pineta a passeggiare con alcuni miei amici per festeggiare: strano modo ma tipico del mio modo di essere.
La laurea mi ha permesso di lavorare per 10 anni come direttore di un’Oasi WWF, quella del “Bosco di Palo”, a Ladispoli.
Attualmente invece sono professore di biologia nelle scuole superiori.

Hai tanti ricordi di Ostia quindi?

Come non averli, essendoci cresciuto. Il mio profondo legame col mare è sempre stato favorito da mia madre, che tutte le estati ci portava per almeno 5 mesi allo stabilimento AGIP, l’attuale Zenith. Si partiva la mattina e al tramonto si tornava a casa, tutti i giorni. Ed il sabato e la domenica veniva anche papà.
Chi cresce in una cittadina di mare, vive il mare sempre. Mi ricordo i primi di ottobre, quando la scuola doveva ancora iniziare, che ci mettevamo sotto gli ombrelloni ormai tolti dalle basi. Erano lasciati ad asciugare per terra, non più sulla riva, ma all’inizio dello stabilimento. Eravamo tanti bambini e ci divertivamo a nasconderci in questa situazione diversa dal solito.
Da ragazzetto i luoghi cult dove passare la stagione estiva sono stati invece la Pinetina e poi la Bicocca. Ci si divideva la spesa della cabina in tanti e si entrava ognuno con la propria tessera. Mi ricordo che per me significò una piccola indipendenza. Tutti i giorni inforcavo la mia bici e macinavo chilometri, prima per andare al mare e poi da lì andare alla comitiva della gelateria Alaska. Una volta la dinamo della bici si incastrò tra i raggi mentre scendevo il nuovo cavalcavia: che volo che feci!
E poi quante camminate con mia moglie, quando eravamo fidanzati! Ci giravamo Ostia in largo e lungo, dal Pontile a Via delle Baleniere, tutti i pomeriggi in inverno. Le famose vasche di noi giovani ad Ostia…
Ma i miei ricordi più chiari sono quelli dei giochi da bambino: quando giocavo a biglie sotto casa, in via Capitan Casella. Quanti pomeriggi passati con un gruppetto di amichetti a sfidarci con le americane o i boccioni!
Oppure quando andavamo nei giardinetti di Via Pietro Rosa. Mio papà mi aveva fatto comprare dei pattini a stivaletto in America, e quindi tutti i pomeriggi al ritorno da scuola, mamma ci portava li. Quanti giri in quella pista: ogni volta che ripasso da quelle parti è un tuffo al cuore.
Ricordo che io e mia sorella, da più grandini, ci andavamo da soli da casa: girare per Ostia in pattini era per noi una piccola conquista, una di quelle che fa sorridere ancora oggi.
Anche andare a scuola da soli, già alle elementari, mi fa sorridere. Quando mi fermavo all’edicola in via delle Tartane a comprare le figurine, e ritrovare ancora adesso le stesse signore che le vendono a mio figlio.
Mi ricordo anche quel giorno che arrivò Renato Zero con il suo tenda a strisce. Lo avevano posizionato vicino al Canale dei Pescatori, saranno stati gli anni 80. Che emozione ascoltarlo quel giorno.

Un colore, un odore, un sapore qualcosa che ti riporta subito a Ostia, ovunque tu stia?

L’odore ed il colore del mare sicuramente. Quando con mio papà andavamo a pesca sul moletto del Canale dei Pescatori. Un odore misto a quello del pesce, delle piccole bavose che poi liberavamo. Papà purtroppo non c’è più, ma quando vedete che posto delle foto da quel luogo, ora sapete il perché! Quando sto lì è come se vivessi tutta la mia Ostia, il mio passato ma anche il mio futuro. Da quella posizione, si gode il panorama più ampio sia da est che da ovest, e il respiro si mescola a quello del mare.
Ho scritto un libro in cui il protagonista è un uomo e il rapporto con suo padre, e Ostia fa da sfondo a tutta la loro storia. Si chiama "Il dolore sordo" e potete saperne di più a questa pagina Facebook.
Il sapore mi fa pensare alla pizza scrocchiarella che mamma ci prendeva prima di andare al mare. La comprava in una pizzeria in viale della Stella Polare, per quei tempi mi ricordo era una novità.

Come hai visto cambiare Ostia in questi anni?

Posso dire che Ostia ha avuto un cambiamento su due binari, ma antiparalleli. Da un lato il miglioramento delle infrastrutture e la creazione di nuove aree (porto, exDepò, aree pedonali per citarne alcune) hanno dato una nuova veste a questa città, troppo spesso identificata con la Ostia del film Amore Tossico.
Dall’altra però la perdita di ideali, di educazione, di devozione e amor proprio del cittadino italiano sta facendo sì che Ostia, come tante altre città, sia lasciata allo sbaraglio dai suoi stessi abitanti, amministratori compresi.

Per questo motivo nasce il tuo progetto de “La Mia Ostia”?

Si, hai centrato in pieno (ahahah)…
Le mie radici ambientaliste nel WWF mi hanno fatto maturare la convinzione che si può rispettare solo ciò che si ama. Se ognuno di noi avesse più rispetto per il luogo in cui vive, avremmo già fatto metà dell’opera. Solo la conoscenza della propria storia, dell’ambiente che ti circonda, della vita che lo popola, può portarci ad essere cittadini migliori.
Per questo motivo sono due anni che tutti i giorni posto sulla mia pagina, foto di albe, tramonti, animali, piante e storia di Ostia. Credo fermamente che la goccia che caschi incessantemente possa creare maggiore consapevolezza in ognuno di noi.
Sapere poi, che molti nostri concittadini ormai all’estero, aspettano ogni giorno una foto per sentirsi più vicini alla città che li ha visti nascere o crescere, mi riempie di un sentimento incredibile.

Come pensi che ognuno di noi possa amare maggiormente Ostia?

Ho due figli e con loro sto cercando di creare dei bei ricordi legati al luogo dove vivono. Andiamo spesso in bicicletta per la pineta o sul lungomare, così come facevo con mio papà e mia mamma, si va al mare tutta l’estate oppure a giocare nei parchi, da quello dello Stagno a quello dove giocavo io. Li porto tutte le mattine al mare prima di andare a scuola, oppure li faccio venire con me a vedere il tramonto. Creare un legame è importante, nel rispetto del luogo in cui vivono, criticando quando c’è da farlo, ma rimanendo sempre propositivi. Dobbiamo dare loro interessi, punti di forza su cui basare il loro futuro. La loro curiosità va stimolata su tutti i fronti, e lo studio va messo al primo posto.
Chi non è cresciuto nel luogo in cui vive spesso non lo ama abbastanza, questo credo sia uno dei problemi maggiori.

Intervista rilasciatami "di persona" il 10 maggio 2015


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