venerdì 25 settembre 2020
La mia Ostia
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Il progetto VersoDopo e le pittopoesie

Da un’idea del collettivo aperto Subword nasce in quarantena il progetto VersoDopo che si concretizza con 50 pittopoesie che hanno coinvolto oltre 30 artisti del territorio


Il progetto VersoDopo e le pittopoesie


Il 13 maggio 2020 la diretta de La Mia Ostia ha visto protagonista il collettivo aperto Subword che ha portato in linea più di 10 artisti capeggiati da Silvia Chemutai Conchione ed Er Lem Giuseppe D’Aniello. In tre ore di trasmissione abbiamo avuto il piacere di ascoltare poesie, musica e vedere delle vere e proprie performance artistiche e pittoriche.

Ma cosa sono le pittopoesie? Cosa si propone il progetto VersoDopo?
Silvia e Giuseppe ci presentano subito la loro idea (per vedere tutte le pittopoesie entrate nella pagina FB di Subword Link):




Il progetto VersoDopo e le pittopoesie
Er Lem, nasce a Napoli nel 1983. Poeta, ex writer, rapper. Inizia ad esprimersi all’interno della scena hip hop romana a partire dalla seconda metà degli anni ‘90 e cresce artisticamente nelle crew HMF, RC, 47 Family e con le formazioni indipendent/experimental rap Reset Collettivo e Canicola & Volcanal. Pubblica le sillogi poetiche Macerie (Lepisma, 2006) e Passi sul Muschio (P2P, 2016). Collabora con riviste letterarie e progetti di agitazione culturale. Fonda il collettivo artistico Subword ad Ostia nel 2017.


Il progetto VersoDopo e le pittopoesie
Silvia Chemutai Conchione. Laureata in scienza dell'architettura. Master alla Sapienza in lighting design. Ho lavorato in diversi studi tra cui lo studio Schiattarella. Esperta in calcolo della luce diurna. Pittrice per vocazione. Appassionata del bello espresso in tutte le sue forme e veicoli più alti

Due artisti del calibro di Maestro Ric e Lorenzo Guidi Liroi si sono cimentati in un vero e proprio esperimento: produrre una perfomance artistica in diretta.


Il progetto VersoDopo e le pittopoesie
Il maestro Ric ascoltando tutto ciò che veniva detto ha creato in tre ore un’opera che commenta così: “Al centro di tutto, nella testa del cefalopode, forse noterete la presenza dell'imprudente creatore...è appena percepibile il particolare del preistorico contatto digitale tra la creatura ed il Creatore. Qualunque creazione non può prescindere dal contagio. L'eccezione alla regola fu essenziale a Colui che per primo contravvenne al mantenimento dell'inumana distanza di sicurezza nello spazio siderale... E ancora quella è la causa di ogni viralogico e tanto artistico Big Bang”

Il progetto VersoDopo e le pittopoesie

L’opera è stata dipinta direttamente nella sede dell’Associazione Polipó.
Le sue riflessioni: “Questo è il mio ring fermo dove compaiono linee che tentano di ridefinire Aree di rigore. Nuove regole nel mio giocoso microcosmo. Che se fossero ben definite non impedirebbero a nessuno di crescere sani e divertiti. Perché la Vita è Bella finché si gioca pure ad inventarsi nuovi giochi anche in questo autentico campo di concentramento. Dobbiamo inventarci noi nuove regole per perfezionare giochi sicuri, che le autorità riconosceranno. Vivere solo nell'attesa che qualcuno si inventi il vaccino contro il male oppure l'applicazione gratuita più distraente non si può... Il vaccino più sicuro, come il giocattolo più bello, ognuno dovrebbe farselo da sé, favorendo il proprio autentico bisogno. Che noi tanto giocheremo sempre e mai solo per vincere ma per sentirsi liberi di aggregarci che l'importante è solo partecipare”.

Il progetto VersoDopo e le pittopoesie





Il progetto VersoDopo e le pittopoesie
Maestro Ric, classe 1974, nato in Puglia da sempre ad Ostia, Maestro d'arte, educatore nelle scuole primaria e dell'infanzia, pubblica e privata, Asilo nel Bosco e Scuola del Mare. Collabora ai progetti di Subword Subline Steppa Ostiense. E' presidente del Circolo Artistico Culturale Polipo' nato nel 2019.

Anche Liroi con la sua proposta artistica ha creato un momento di profondo ragionamento in cui la sua valigia piena di stracci nasconde la modernità contrapposta ad una nuova bandiera Italiana tutta bianca e nera.




Il progetto VersoDopo e le pittopoesie
Lorenzo Guidi Liroi, pittore, scenografo, indipendent public artist (forma di street art). Attivo dal 1998, ha tenuto personali e collettive in musei in Italia e all'estero (Museum Inn Hostel di Londra, Museo Arte Contemporanea Anticoli Corrado, Museo del Papel Grabado y Estampa di Buenos Aires, etc.), gallerie d'arte (Gallerie De’ Serpenti, Luxardo, Giorgio Pontesilli, Galleria Isolo 17 di Verona, Bracolo, Tefènua, ArtDegas), tante strade del Litorale romano (soprattutto, ma anche oltre), festival (CRACK! Rassegna del fumetto indipendente; 3° Festival Internazionale dell’Arte, Ambasciata Iraq presso la S.Sede, Spoleto Festival Art, premiato), centri sociali (Pirateria, Forte Prenestino), club e negozi specializzati (Circolo degli Artisti, Linux Club, Ourbrandiscrisis), collaborando negli anni con diversi artisti e aziende del settore quali Radio Televisione Italiana, Wu Ming e Papaer Mache Design. Con Diego Vecchi ha messo in scena le piece teatrali "Servilio e la notte senza se stesso" (2012) e "Moloch e forse io" (2014) presso il Teatro Volturno di Roma e il Teatro Gerini di Spoleto.

Laila Scorcelletti, scrittrice e poetessa, ci ricorda, come solo lei sa fare, come la libertà negata della quarantena ci richiami quella negata per politica, dedicando una poesia al Grup Yorum turco, le cui immagini scioccanti di questo periodo ritornano alla mente e ci fanno pensare come l'ideale sia un bene prezioso e a volte vitale.

Grup Yorum

"Annego nella luce che si spegne
sul tuo volto.
L’assenza di vita è la nuova rivoluzione che doni al mondo.
Forse ci resta l’arte.
Andiamo, armati di musica, parola, colore.
E avanzeremo schierati
in un implacabile esercito danzante
contro ogni silenzio
ogni intrigo
ogni abuso
ogni potere.
Non tace la voce degli artisti
quando la vita finisce
ma urla, melodiosa
e scatena potenti uragani:
infinite gocce che muoiono
salgono al cielo
e sfiorano la libertà."





Il progetto VersoDopo e le pittopoesie
Laila Scorcelletti, in pensione come docente elementare e insegnante di danza del ventre; scrittrice; poeta; artista grafica( penna a biro nera); ideatrice e membro del gruppo femminile Le Maghe e dello spettacolo teatrale Magica...mente a Roma da loro rappresentato; scrittrice e regista di spettacoli teatrali

Performance incredibile quella di Caterpillar, in cui l’artista, completamente mascherato, riscrive e riadatta il testo di Bianca Bonavita “L’Italia come un campo” impreziosendolo con una poesia finale inedita sugli aironi. Un momento di vera emozione interpretata con magistrale bravura dall’attore e performer.

Caterpillar – Aó
(Liberamente tratto da “L’Italia come un campo” di Bianca Bonavita)

Aò, a me me pare che sto paese che chiamano Italia ciànno messo du’ mesi, aò, solo du’ mesi pe’ falla diventà ‘na specie de campo de concentramento...
Allora verrebbe proprio voja de stasse zitti, perché forse lo era pure prima,
a pensàcce bene stavamo tutti concentrati pure prima, boh…
Stamo dentro a ‘n recinto come le pecore, no?
A mé me sà tanto che le pecore ce lo sanno che fòri c’è er lupo cattivo,
e dopo un po’, se dimenticano de sto recinto,
e sto recinto le protegge perché er pastore le possa mungere
e quann’è er momento bono, tàc! magnàssele. Hahahahahah!
Ma questo le pecore mica ce lo sanno, o forse je stà bene così,
perché il recinto in fondo è bello, il recinto è grande,
è pieno de cose meravigliose, è pieno de lucette, è pieno de musichette,
è pieno de accessori e de dispositivi
che fanno bippe e bippe e ribìppe e che t’enghiottono e manco te ne accorgi!
Comunque, verebbe voja de stasse zitti, perché, a pensacce bene,
un po’ le pecore se lo meritano er pastore, er recinto, e tutto er resto.
Verrebbe voja de tacè/ pe’ véde/ fino a che punto/
si è disposti a fasse recintà,
a fasse terrorizzà, a fasse distanzià, a fasse movimentà/ e a fàsse immobilizzà.

Verrebbe voja de tacere perché da du’ mesi la notte è più buia,
è più bella, quasi, l’aria più pulita, e pure er giorno,
che magari quarcuno, là fòri, stà mejo senza che noi umani je rompèmo le scatole
cor nostro casino umano, troppo umano… e tutta la nostra monnezza….
Verrebbe voja de tacè perché forse la gente se stancherà
de sta’ sempre in fila, co’ le mascherine e i guanti de gomma,
la gente se stancherà de fàsse rinchiude, de fasse inseguì su la spiaggetta,
de fasse dì quello che deve e nun deve fà dar primo decreto che capita,
de firmà ste autocertificazzioni der cavolo,
de fasse dì chi se po’ o nun se po’ abbraccià,
de fasse trattà come regazzini…

Verrebbe voja de tacere perché forse,
colui che trattiene, si è stancato di trattenè,
e magari, come in un sogno, magari ,
dopo le persone se fermeranno pure le merci.
Ma questo è proprio un sogno, aò,
le merci e le persone mica possono viaggià separate, no? Hahahahahahahah!
Aò, ma pensa te che bello se le fabbriche smettessero de fabbricà,
e gli uffici de officià, e gli opinionisti de opinionà...
e la gente se ricordasse de quanto è prezioso er tempo… Pensa che bello...
E magari, magari, se fermeranno pure i server, i ripetitori e i satelliti,
co’ l’elicotteri e sti dròni che ce ronzano continuamente su le teste...
Se fermerà tutto! E chi lo sa? Boh!
Verebbe voja di tacere per rivive i propri luoghi, rivedelli co’ occhi nuovi,
come fa Ardo, da sempre, beato lui, abbitare finalmente i propri luoghi
senza l’ansia de dovè esse sempre da n’artra parte,
pe’ lavorà o pe’ riposasse dar lavoro, abbitare e vive i propri luoghi
senza stà a guardà le repliche de le repliche su quarche schermo,
ma stà llà, proprio là dove ce stà la vita...
Verebbe voja de tacè pe’ lascià morì er turista che
ciànno impiantato dentro a tutti!

Verrebbe voja di tacere pe’ tutta sta paura, pe’ tutta sta confusione,
er fumo che ce spareno nell’occhi e i fiumi infiniti de parole, de numeri,
de statistiche, de profezie, de previsioni, de carellate de esperti.
Verebbe voja di tacere perché tutti ciànno sempre quarcosa da dire.
E in fonno in fonno nun dicono popo gnente.
E’ solo un continuo mettese in mostra, co’ na scusa qualunque,
credendo così de scampà all’anonimato e all’impotenza
a cui l’hànno condannati, pensa te che strano:
er massimo dell’esposizzione che coincide cor massimo de l’insignificanza.

Verebbe voja di tacere nel rispetto di chi mòre, ogni giorno,
pe’ cancro da inquinamento (che nessun decreto d’emergenza ha mai fermato), da cibo industriale (che nessun decreto d’emergenza ha mai fermato),
da vita alienata (che nessun decreto d’emergenza ha mai salvato),
di chi mòre per un cuore che si ferma troppo presto,
di chi mòre ogni inverno d’influenza perché è arivato il suo inverno,
da quanno l’inverno se chiama inverno e all’arberi je cadono piano piano le foje.
Verrebbe voglia di tacere perché nuda vita eravamo e nuda vita resteremo.
Verebbe voja de tacé pe’ tutti quelli che se ne sò annati
e nun ciànno avuto manco un funerale. Manco ‘na lacrima.

Verrebbe voglia di tacere, per tutti i dubbi che ci attraversano,
e anche per le certezze, poche, che alla fine ci restano,
ma che proprio alla fine ci fanno parlare.


E poi,
gli aironi,
al canale dei pescatori,
gli aironi a un certo punto festeggiano l’alba,
con le zampe nell’acqua,
tutti insieme,
si guardano tra loro
come si guarda un campo, dall’alto,
o il ciuffo esatto dell’albero su cui finirà il volo,
e poi quegli aironi bianchi,
così ridicoli con le zampe nell’acqua,
che facevano cerchi di piume e spruzzi nell’acqua,
ed io che li vedevo nel quadro del finestrino,
nell’alba pigra di rosa, andando di corsa
dove in fondo era la strada a portarmi, era la macchina a portarmi,
era il tempo a portarmi,
nel luogo dove si apprestava per me un innocuo ritrarsi,
mascherarsi, sopprimersi, annientarsi,
indolore, a dir poco,
che il dolore, se c’è, frigge altrove, il dolore è serio
e non abita le rive del canale,
quelle sono la casa degli aironi,
gli aironi bianchi dal collo lungo,
che festeggiano l’alba guardandosi tra loro,
come si guarda un campo dall’alto,
o il sasso preciso dove sta per finire il volo.





Il progetto VersoDopo e le pittopoesie
Caterpillar, attore, performer e agitatore culturale, che predilige portare i suoi spettacoli, il suo corpo e i suoi personaggi sgangherati in luoghi non ufficiali e per le strade delle città, organizzando e partecipando a rassegne poetiche e performative dove si intrufola con le sue molteplici maschere, nel disumano tentativo di denudarsi e denudare l’Assurdità del Potere e delle Relazioni che tengono il Mondo e la Città. Dal 2014 conduce su RadioTsunami “La Carota Blu”, una trasmissione radiofonica che favoleggia di un viaggio stralunato in un mondo alla rovescia. Nel 2019 ha collaborato con Guido Celli alla messinscena del poema “Era solo un ragazzo”, che ha debuttato al MacroMuseo di Roma, e con Vito Maria Laforgia alla trasposizione teatrale del libro “Humus, diario di terra”, di Bianca Bonavita. Sempre nel 2019 è stato cofondatore della rivista di poesia HpO-Accapo.

Il 23enne Francesco Seu con la sua storia di vita da Bologna a Oristano e infine a Roma ha affascinato con le sue poesie dalle tematiche sociali, con cui ha partecipato a vari SlamPoetry tra cui quello di Casa Clandestina a Ostia.

Cento cappotti appesi
“E i pensieri si fanno bastardi nella mia testa di sbarbo,
come cento cappotti appesi.
Sono sicuro che non ne uscirò cambiato,
ma avvilito,
dall’umano propagarsi di cazzate irrisolte,
di chiacchere venute male di fronte a un fuoco pre-registrato.
E s t r o n z i i miei amici che si sbattono,
io comincio una nuova dipendenza
e
annichilisco nella mia camera,
nella mia casa da 800 euro al mese più le bollette.
E piango improvvisi stati d’ansia,
mi rollo sigarette del quarto pacco di tabacco in una settimana,
finisco le lenticchie e scrivo,
scrivo e scrivo pagine amore mio,
le scrivo per non farmi dimenticare,
anche io esisto in questo bordello,
esisto nelle scritte dei muri vuoti,
in questa città morta di sera,
dove i cugini fanno a gara su Via del Corso con le auto marchiate “POLIZIA”.
Non spendo più del necessario,
e compro da mangiare ai gatti in file per il discount.
Sento l’astinenza e salgo le scale di un albergo vuoto,
lo sento respirare dalle finestre,
vedo gli alberi rigogliosi ricoprirsi di frutti marci che nessuno coglierà mai.
E continuo con le paglie girate male
e il terrore di essere arrestato dalla municipale
ogni volta che esco di casa
per andare a lavoro."



Il progetto VersoDopo e le pittopoesie
Francesco Seu, "si può dire che vengo dalla Sardegna e che ho sempre gravitato in ambienti artistici più o meno underground, trovando poi una mia dimensione nella scrittura e nello slam poetry."

Ho visto le bombe cadere

“Ho visto le bombe cadere,
ed era d'autunno.
All'andata guardavo il paesaggio cambiare
nella mia terra, che è come mille nazioni.
Qualcuno dei nostri è rimasto bloccato,
da posti di blocco e fogli di via,
che nella mia testa diciassettenne
eran solo censure nei fumetti sul 77' a Bologna.

Ho visto le bombe cadere,
ma accadde dopo,
dopo il corteo
gridando "A FORA SA NATO!"
a chiare lettere e piene vocali.
Accadde dopo le indicazioni sbagliate dei pescatori,
e della bandiera italiana messa al contrario per sbaglio,
ma con orgoglio,
dal solito vecchio inneggiante il Duce.

Io e i miei compagni ci dipingemmo le mani col marker,
una X nera per non perderci mai.

E c'era un cartello che ricordava le stragi a Sarajevo.

Di fronte a noi le camionette,
al nostro fianco il fiume schiumava tossico,
e al pastore non importa se nascono agnelli a due teste.

Ho visto le bombe cadere,
ma prima
prima Zesu Cristu Scruzu bloccava i celerini,
come Leonida alle Termopili,
seduto sul suo deambulatore intonava una nenia con lo scacciapensieri.
Nemmeno il questore ebbe il coraggio di muoverlo con la forza,
perchè in mezzo alle campagne di Capo Teulada
è lui lo straniero.

E in mezzo alla strada stritolata dal Cisto,
ho visto le bombe cadere,
ed era in Sardegna.
Ci fermammo di colpo, la rete ancora lontana,
ma intorno a noi la guerra.
Una guerra che non avevo mai visto,
di cui non sentivo il bisogno.
Ricordo il silenzio,
le lacrime di rabbia di un'amica,
lo sbigottimento sul volto del mio migliore amico.
Ricordo di aver pensato
che dovevo stare tranquillo,
che non era mica Baghdad.

Perchè ho visto le bombe cadere,
Ma era solo un esercitazione."




Da Rieti, il poeta e critico letterario Sandro Angelucci, con la sua dolcezza, esprime nelle sue poesie tematiche attualissime e denunce sociali.
Quattro le poesie che ci ha presentato, da leggere e rileggere ora, in questo periodo così strano.

Bancarotta

"Credete davvero
che la vita vi stia aspettando?
O illusi,
voi vi fermereste ad aspettare
chi passandovi accanto si volta
fingendo di non riconoscervi?
Vi fermereste
sotto una finestra
costantemente chiusa,
davanti ad un portone
serrato al catenaccio?
Non siete voi quelli che dicono
che è proprio dei poeti
avere sempre
la testa fra le nuvole?
Sapeste quante nuvole
ho visto
trasformarsi in terra e viceversa.
E quanto sono stupido
certe volte
e così felice
di stupirmi della mia stoltezza.
Ma questo voi non lo capite:
siete troppo presi
a far quadrare i conti
del dare e dell’avere.
E non sapete
che siete in debito,
siete in bancarotta."


Da Verticalità (Book Ed. 2009)


Dalle braccia dei peschi

"Esploderà.
Ma non sentite che esploderà?
È soltanto questione di attimi
(secoli per noi)
e il Sole
sgancerà sulla terra
la sua bomba d’amore.
Non rifugiatevi allora,
non cercate riparo.
Uscite dalle prigioni
anche adesso che piove e fa freddo.
Raccogliete quest’acqua:
vi servirà,
quando domani,
immergendo le mani nel secchio,
sentirete il bisogno
di portarvela al viso
mentre nuove carezze
cadranno
dalle braccia dei peschi."


Da Titiwai (G. Ladolfi Ed. 2019)


Abiezione

"Abbrutiti. Schizofrenici. Impazienti.
Ma l'uccello non finisce di cantare,
il vento
prende a respirare con le foglie
e le montagne
(immobili, sicure)
aspettano l'arrivo della luce.
Era già alto il Sole
e intorno
ancora sé ascoltava la preghiera.
Noi,
soltanto noi
(distratti, inebetiti)
a spargere catrame, a bestemmiare."


Da Si aggiungono voci (LietoColle Ed. 2014)


Esiguità

"Se le ali bianche degli aironi
se i rami fioriti dei pruni
fossero sufficienti
a coprire le nefandezze
ed i cattivi odori,
saremmo ancora in tempo.
Ma non lo sono stati mai.

E adesso,
prendetemi pure per iettatore.

Quando capirete
- ma veramente -
che proprio l’esiguità
di tutti questi voli,
di tutti questi fiori
ci salverà di nuovo?"


Inedito 2020


Il progetto VersoDopo e le pittopoesie
Sandro Angelucci è poeta e critico letterario, saggista. Vive a Rieti dove insegna ed è nato. Ha pubblicato: in poesia, Non siamo nati ancora (Sovera Editrice, Roma) , Il cerchio che circonda l’infinito, Verticalità (Book Editore, Ro Ferrarese), Si aggiungono voci (Lietocolle Editore, Faloppio), Titiwai (Giuliano Ladolfi Editore, Borgomanero) e, per la saggistica, Di Rescigno il racconto infinito, monografia prefata da Giorgio B#551;rberi Squarotti (Blu di Prussia Editore, Monte Castello di Vibio). E’ presente in varie antologie, tra le quali Inchiostri digitali nella prestigiosa collana Ricerche dell’editore Eugenio Rebecchi  (Blu di Prussia, ottobre 2016). Intensa la collaborazione con qualificate riviste culturali nazionali, di alcune delle quali è anche membro del comitato di redazione e collaboratore fisso. Ha ottenuto, per la poesia, numerosi riconoscimenti, tra cui molti primi premi per l’edito. Un suo profilo critico è inserito nel IV° volume della “Storia della letteratura italiana. Il secondo Novecento”, nel “Dizionario degli Autori italiani contemporanei” per Guido Miano Editore in Milano, e il suo nome figura in altre antologie e storie della letteratura. Del suo lavoro si sono occupati autorevoli critici, poeti e scrittori.


Da Bologna Meltea Keller, scrittrice e video maker, e Enrico Simoniello, etnomusicologo e scrittore, creano una performance voce e musica sul testo di Giorgio Morselli “Dissipatio H.G.”. Un’interpretazione fantastica di questo autore, morto suicida negli anni ‘70.




Il progetto VersoDopo e le pittopoesie
Enrico Simoniello è musicista, scrittore in versi, art-ivista, etnomusicologo. Pianista di formazione classica e jazz, frequenta il DAMS di Bologna, si specializza in etnomusicologia, poi approda al Conservatorio di Ferrara. Ha partecipato ad alcuni reading poetici del collettivo ComPari e accompagnato performance teatrali. Dal 2012, insieme ad altri musicisti, organizza il Laboratorio Sociale Afrobeat. Esplora diversi linguaggi sonori e gli intrecci tra forme artistiche e attivismo.
Meltea Keller è cantante, scrittrice, traduttrice, videomaker. Studia cinema al Dams e prosegue con sceneggiatura e videomaking a Londra. Da alcuni anni conduce una ricerca sugli intrecci fra immaginari letterari e i cambiamenti climatici, sfociata al momento in una tesi in lingue e letterature straniere all'Università di Ferrara. Ha frequentato la scuola di scrittura per fiction Bottega Finzioni, tradotto l'autobiografia di Harpo Marx e scritto la prima biografia su Mannarino.


La serata si conclude con la presentazione del nuovo progetto del collettivo Subword che inizierà prt fine giugno. Si tratta di Ne-Os, un enorme murales realizzato sulla facciata della stazione Lido Nord lato Ostiense, in cui si richiama la storia di Ostia degli scariolanti proiettata in un mondo futuro immaginifico e deserto.




Per vedere la diretta integrale (della durata di tre ore)


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