giovedì 18 ottobre 2018
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Yousef Al Moghazi

Yousef Al Moghazi, direttore della Moschea “Servi di Dio”, ci accoglie nell'unica moschea di Ostia, posta sul lungomare, nell'ex-colonia Vittorio Emanuele II


Yousef Al Moghazi


Attraversare la porta di un mondo nuovo, diverso e che spesso, per questo, mette paura, può servire a capire gli altri, ad entrare nella loro cultura per poterla rispettare. Sul lungomare di Ostia, lì dove c’è l’ex colonia di Vittorio Emanuele II, dal 2006 esiste una moschea, dove tutti i mussulmani possono andare a pregare. Ci accoglie Yousef Al Moghazi, direttore della Moschea “Servi di Dio”: egiziano, laureato in Sociologia è arrivato in Italia nel 1978 ed è sposato con una donna italiana. La comunità islamica di Ostia è di circa 15000 persone, provenienti da vari paesi, dal Maghreb al sud-est asiatico, che convive attraverso una profonda collaborazione anche con la moschea principale di Roma.

Possiamo parlare di integrazione o tolleranza della comunità islamica a Ostia?
Da qualche anno cerchiamo di farci conoscere tramite attività culturali ma questo momento è difficile per tutti, a causa degli eventi di Parigi.
La nostra iniziativa del 2012 “La Settimana della Cultura Islamica” fu addirittura ripresa dal Sindaco Alemanno che la propose alla Moschea di Roma. Fu pubblicizzata nella Capitale e tutte le comunità la seguirono. Questi eventi posero le basi per la firma di un documento al Castello di Giulio II con tutte i referenti delle religioni del territorio. Fu una assoluta novità che ripetemmo l’anno successivo. Iniziammo un percorso di integrazione assoluta, ma possiamo fare più di così ed abbiamo i diritti e i doveri di farlo.

Yousef Al Moghazi
Il documento firmato al Castello di Giulio II

Come hanno influito i recenti fatti di cronaca?
Soffriamo molto il rapporto con i mass-media, in quanto hanno messo paura alle persone. Sono 37 anni che vivo qui, non è mai successo nulla: dopo questi episodi tutti i nostri cittadini, dai venditori di frutta a quelli dell’autolavaggio, vengono visti in maniera negativa. Chi frequenta la moschea non può essere cattivo: non esistono misure di sicurezza per chi entra.

Yousef Al Moghazi
L'interno della moschea

Nei piccoli territori non ci sono problemi di xenofobia, perché la convivenza parte da scuola fino al supermercato. Noi non bussiamo alle porte di nessuno, siamo tutti figli dello stesso Dio e quindi siamo fratelli di chi crede.
Tutto iniziò da Adamo: tutta l’umanità è nostro fratello perché abbiamo un solo Dio e ognuno pratica la religione come vuole.

Yousef Al Moghazi
Yousef ci illustra l'albero dei profeti

Io non posso giudicare un cristiano perché lui fa il suo ed io il mio. La nostra cultura si basa sulla pace e tolleranza. Sono gli uomini a eseguire la politica sbagliata, le religioni indicano pace, tolleranza e amore. Chi commette un errore, ha sbagliato lui, non la religione. Non si può offendere una dottrina per l’errore di pochi!

Cosa proponete qui nella moschea?
Siamo aperti tutto il giorno, con l’ultima preghiera alle 20 mentre durante il ramadan rimaniamo fino all'alba.

Yousef Al Moghazi
Gli orari della lettura del Corano

Esiste una scuola di arabo con 20 studenti, cerchiamo di educare alla religione, leggiamo il corano per far avvicinare anche chi del nostro popolo non lo conosce. Durante il ramadan organizziamo la festa dell’amicizia, per invitare tutti, anche chi non è mussulmano. L’anno scorso è stata fatta davanti alla scuola delle Acque Rosse, dove si è pregato e per la prima volta tradotto in italiano. Queste iniziative hanno sempre riscosso successo anche se quest’anno purtroppo non siamo riusciti ad organizzarle, per il grosso timore degli italiani.

Yousef Al Moghazi
Il luogo dove l'Imam legge il Corano

La costruzione della Moschea potrebbe ufficializzare questa convivenza delle religioni a Ostia?
Il progetto della costruzione di una moschea è iniziato nel 2011, quando fu individuata l’area dietro alla scuola media Parini. Purtroppo il progetto ad oggi è fermo, nonostante abbiamo presentato la documentazione regolare. Non è un problema di fondi, perché le nostre comunità sarebbero in grado di raccoglierli, ma un problema politico. Abbiamo bisogno di un posto dove esercitare al meglio la nostra attività. Ilo luogo dove siamo ora ha molti video perché ogni mussulmano deve guardare in viso l’Imam mentre legge il corano, che viene ripreso con una telecamera. Di solito in una moschea non ci sono muri.

Yousef Al Moghazi
L'avviso a spengere i cellulari

Anche le donne frequentano il vostro luogo di preghiera?
Poche sono le donne che frequentano la moschea, tranne che per le feste. Sono molto indaffarate a casa per i bambini, qualcuna viene il venerdì, per pregare, perché sarebbe come la vostra domenica. Esiste una zona separata appositamente per loro.

Yousef Al Moghazi


Stefano di Tomassi referente della rete “Pacis in terris” che ha sede presso il centro socio pedagogico “La Ciurma” nella scuola Caterina Segurana, ci informa che il 30 gennaio 2015 è stato istituito l‘Ufficio della Pace e del dialogo tra i popoli del X municipio, associato all’Unità Organizzativa Sport Educazione Cultura U.O.S.E.C.S. Purtroppo ha funzionato poco perché non e facile mettere intorno allo stesso tavolo tante realtà che fanno attività con i centri di culto. Quest’ufficio deve essere considerato, come dice il nuovo vescovo Lo Giudice, come luogo che fa avvicinare le religioni facendo sì che un cristiano possa andare a vedere una preghiera di un mussulmano e viceversa. Ciascuno però deve mantenere la sua fede e mostrarla. Non deve essere considerata una chiesa comune ma un modo per creare relazioni tra i centri di culto.


Intervista rilasciatami di persona il 18 febbraio 2016


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