Ostreopsis ovata, la sentinella del Mediterraneo che cambia
Il paradosso del mare di Ostia (e non solo): eccellente ma sempre più verde
È invisibile a occhio nudo, ma racconta più di qualsiasi altro organismo come sta cambiando il Mediterraneo. Si chiama Ostreopsis ovata ed è una microalga che negli ultimi anni è diventata uno degli indicatori ambientali più osservati dagli scienziati e dalle Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente.
Molti ricercatori la considerano una vera e propria "sentinella del Mediterraneo". La sua presenza, infatti, è strettamente legata alle temperature elevate dell'acqua, alle lunghe fasi di mare calmo e alla forte esposizione solare, condizioni che stanno diventando sempre più frequenti lungo le coste italiane.
A differenza delle alghe che si accumulano sulla battigia dopo una mareggiata, l'Ostreopsis non è visibile direttamente. Si tratta di una microalga unicellulare appartenente ai dinoflagellati, originaria di ambienti tropicali e subtropicali (vedi nota in calce), ormai stabilmente presente in numerose aree del Mediterraneo. Vive attaccata alle rocce, alle macroalghe e alle praterie marine, soprattutto nelle zone costiere dove il ricambio dell'acqua è limitato.
Quando la temperatura del mare supera determinati valori, il sole è intenso e il moto ondoso si riduce per diversi giorni consecutivi, la microalga può moltiplicarsi rapidamente dando origine alle cosiddette fioriture algali. Nelle fasi più avanzate possono comparire patine mucillaginose, schiume superficiali e colorazioni anomale dell'acqua.
L'Ostreopsis è monitorata con particolare attenzione perché può produrre sostanze tossiche chiamate ovatossine. Quando il mare si agita o il materiale biologico viene frammentato, queste sostanze possono essere trasportate dall'aerosol marino e raggiungere le spiagge. I sintomi segnalati nei soggetti più sensibili comprendono irritazioni delle vie respiratorie, tosse, congiuntiviti, febbre lieve e dermatiti da contatto. Nella maggior parte dei casi si tratta di effetti temporanei che scompaiono rapidamente.
Il paradosso di Ostia
Ed è qui che emerge quello che potrebbe sembrare un paradosso.
Molti bagnanti osservano durante l'estate un mare più verde, temperature dell'acqua sempre più elevate e talvolta accumuli di alghe lungo la costa. La percezione immediata è che il mare sia peggiorato.
In realtà, il colore verde del mare è spesso legato a fenomeni naturali che non coincidono con l'inquinamento.
La causa principale è l'aumento del fitoplancton, cioè microalghe microscopiche sospese nell'acqua che contengono clorofilla. Quando queste si moltiplicano rapidamente, l'acqua assume tonalità verdi più o meno intense.
A Ostia il fenomeno è spesso amplificato da diversi fattori locali. Il Tevere trasporta nutrienti come azoto e fosforo che favoriscono la crescita del fitoplancton, soprattutto dopo periodi di pioggia o variazioni della portata del fiume. A questo si aggiungono le alte temperature estive, il mare calmo e la ridotta circolazione dell'acqua, condizioni ideali per le fioriture algali.
In questo contesto, Ostreopsis e fitoplancton rispondono spesso alle stesse condizioni ambientali, pur essendo fenomeni distinti. Entrambi possono aumentare nei periodi di caldo intenso e mare stabile, senza che questo implichi necessariamente un peggioramento della qualità sanitaria dell'acqua.
Infatti i dati ufficiali lo confermano.
La classificazione delle acque di balneazione non si basa infatti sulla presenza delle alghe, ma soprattutto sulla ricerca di batteri indicatori di contaminazione fecale, come Escherichia coli ed Enterococchi intestinali. Sono questi i parametri che determinano se un'acqua è eccellente, buona, sufficiente o scarsa.
Per questo motivo un tratto di mare può presentare fioriture algali e, allo stesso tempo, ottenere la massima valutazione prevista dalla normativa europea.
È ciò che sta accadendo anche sul litorale romano.
Secondo gli ultimi dati disponibili, il 93% delle aree balneabili del Lazio è classificato come "eccellente" e nessuna area regionale risulta oggi inserita nella categoria "scarsa". Anche Ostia rientra nel quadro positivo delineato da ARPA Lazio, che continua a effettuare monitoraggi periodici lungo tutto il litorale. Le analisi pre-stagionali del 2026 non hanno evidenziato particolari criticità nelle aree balneabili del mare di Roma.
I controlli interessano i principali tratti di costa frequentati dai bagnanti: il Pontile di Ostia, il porto e le aree limitrofe (da dove sono stati fatti i prelievi che vedete in foto), la Rotonda, il lungomare Cristoforo Colombo, i Cancelli di Castel Fusano, Castelporziano e Capocotta.
Restano sotto osservazione soprattutto le zone prossime alla foce del Tevere e agli sbocchi dei canali, dove gli apporti fluviali possono influenzare maggiormente gli equilibri ambientali.
L'Ostreopsis, dunque, non è necessariamente il segnale di un mare inquinato. È piuttosto il sintomo di un mare che sta cambiando.
L'aumento delle temperature superficiali del Mediterraneo, documentato negli ultimi anni dagli organismi scientifici internazionali, crea condizioni sempre più favorevoli allo sviluppo di specie tipiche di acque calde. In questo contesto la microalga è diventata una sorta di campanello d'allarme biologico del cambiamento climatico in atto.
Ecco allora il vero paradosso di Ostia: un mare che può apparire più verde, più caldo e più ricco di alghe rispetto al passato, ma che continua a essere classificato tra i migliori del Lazio per qualità delle acque di balneazione.
Un mare che non sta necessariamente diventando più sporco. Sta diventando diverso.
Nota in calce
Originaria dei mari tropicali e subtropicali dell'Indo-Pacifico, l'Ostreopsis ovata è considerata dagli studiosi una delle specie simbolo della "tropicalizzazione" del Mediterraneo. Presente storicamente in acque molto più calde, la microalga ha trovato condizioni sempre più favorevoli anche lungo le coste italiane grazie all'aumento delle temperature marine. Le prime segnalazioni nel Tirreno risalgono agli anni Novanta e proprio il Lazio figura tra le prime regioni italiane in cui la specie è stata documentata. Oggi la sua diffusione viene interpretata come uno degli indicatori biologici più evidenti dei cambiamenti in atto nel Mediterraneo
di Aldo Marinelli del 01 luglio 2026



