giovedì 18 ottobre 2018
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La favola di una Spiaggetta

La triste favola di una spiaggia libera attrezzata raccontata da chi l’ha gestita nei suoi ultimi tre anni, Gianluca Cavino


La favola di una Spiaggetta
La spiaggetta nel luglio 2013

La favola della spiaggetta vede come uno dei protagonisti Gianluca Cavino, membro della “Isla Bonita”, una Cooperativa Sociale di tipo B che nel 2012 partecipa ai bandi per l’affidamento dei servizi connessi alla balneazione a Ostia. Il primo anno viene esclusa per documentazione non corretta ma nel 2014 risulta vincitrice del bando triennale (con scadenza dicembre 2016) in cui vengono dati in gestione 8 lotti. Partecipa sia per la Spiaggetta che per l’ex Amamusa, con priorità per la prima.


La favola di una Spiaggetta


“Questo bando è stato annullato alla sua scadenza (febbraio 2017) per sette vizi di forma interni all’Amministrazione comunale” ci dice Gianluca, “ma ci ha permesso di fare tre stagioni, iniziando nel maggio 2014. Il bando consisteva nella gestione della spiaggia con tutte attività a costo zero per l’amministrazione comunale: erano previsti il bagnino, la sanificazione (vagliatrice che fa prendere ossigeno alla sabbia ad inizio stagione) e la pulizia dell’arenile, la pulizia dei bagni. Accanto a questo esisteva l’attività commerciale che permetteva un guadagno per la cooperativa: il chiosco (senza manipolazione di alimenti) e l’affitto su richiesta di ombrelloni e lettini. Il bando inoltre aveva dati dei punti aggiuntivi per attività culturali, sociali, sportive e di intrattenimento che avevano la valenza di attrarre l’utenza turistica sul territorio, sempre a titolo gratuito sia per il Comune che per la cittadinanza.”

Cosa ha significato per voi gestire la Spiaggetta?
“In questi tre anni abbiamo cercato di portare avanti un modello diverso di balneabilità. Una spiaggia libera attrezzata con i servizi primari ma al contempo una Spiaggetta che confermasse quello che era già ma che diventasse un punto di riferimento per tutte le associazioni culturali ed artistiche del territorio. Qualsiasi associazione che gli fosse venuto in mente di fare qualcosa poteva venire da noi e programmare un evento. Per tutti e tre gli anni abbiamo per esempio ospitato l’Accademia della Musica di Ostia Antica, col loro saggio finale di ragazzi oppure per due anni un’Associazione dell’Infernetto ha organizzato una sfilata di moda sociale sulla spiaggia, dove le modelle erano diversamente abili e in carrozzina e la raccolta fondi veniva devoluta ai bambini del Ghana.
A questo modello diurno veniva affiancato quello notturno, dove le persone potevano venire a divertirsi ballando ed ascoltando musica gratuitamente senza nessun obbligo di consumazione. In questo contesto abbiamo introdotto due Associazioni in pianta stabile: una che sensibilizzava alla lotta contro l’AIDS, regalando preservativi e pubblicazioni informative, e l’altra che invitava al consumo responsabile di alcol, istituendo aree di decantazione, dove le persone un po’ su di giri potevano prendere un caffè e dell’acqua per potersi riprendere un po’.


La favola di una Spiaggetta
Lo spettacolo Fimmene Fimmene dell'11 settembre 2015

Dal punto di vista lavorativo avete anche creato un altro esempio da seguire?
Abbiamo portato avanti la lotta contro il lavoro nero, e, con tutte le difficoltà inerenti, abbiamo aperto contratti di lavoro per i nostri dipendenti, sorprendendo anche gli ispettori di lavoro che nei loro controlli ci hanno domandato: “Come fate ad avere in questo fazzoletto di spiaggia 18 contratti di lavoro attivi, quando in altre spiagge ce ne sono molti di meno?”. Le uniche multe che abbiamo preso furono nel 2015, anno fondamentale per Ostia, perché si iniziarono dei veri controlli in tutte le spiagge, iniziando proprio da quelle libere. Si avviò infatti una stagione di repressione fortissima, obbligandoci a chiudere a mezzanotte (facendoci perdere tutta la parte di intrattenimento serale promessa) e che portò a controlli severissimi. Le nostre due multe, dal totale di 3000 euro, riguardarono la USL inerenti anomalie dell’antibagno e degli armadietti dei dipendenti ed il chiosco in legno che nella parte interna doveva essere rivestito in plexiglas o con una superficie lavabile. Modificammo e mettemmo a norma quindi una superficie comunale a nostre spese e vederli adesso demolire fa male.

Ci fu un momento di vera difficoltà?
Nel 2015 ci sequestrarono il chiosco per l’articolo 80 (pericolo di incolumità pubblica) a seguito di un evento serale che vide una partecipazione massiccia di pubblico. Ma grazie ai nostri avvocati riuscimmo in soli quattro giorni a riaprire senza nessun procedimento penale successivo. Avevamo avuto il permesso dal dipartimento V del Comune di Roma per gli spettacoli, in cui si diceva che non potevano esserci più di 200 persone contemporaneamente sulla spiaggia. Quel numero però era riferito alla pedana di legno e non alla spiaggia libera, perché nessuno aveva la possibilità di proibire l’accesso ad essa. La repressione era atta proprio nell’impedire che si facessero serate, tanto da avere controlli e telefonate della polizia di Stato tutte le sere. Il problema del rumore lo risolvemmo subito grazie ad una perizia tecnica che orientò gli amplificatori verso mare. Nel 2016 invece queste ordinanze furono di nuovo modificate, allungando l’orario di chiusura alle 2.
Sempre nel 2015, l’anno terribile, ci obbligarono a mettere un bagnino notturno durante le serate. Fu difficilissimo inquadrarlo dal punto di vista lavorativo poiché avrebbe dovuto avvistare pericolo in mare al buio. L’anno dopo questa pretesa fu di nuovo per fortuna eliminata.
Il 2016 fu la stagione per fortuna più tranquilla perché era caduto quel muro tra noi e la municipalità che si era creato nei due anni precedenti. Grazie alla disponibilità del prefetto ci si era resi conti che Ostia non era tutta così mafiosa. Si iniziò quindi a parlare con lui del futuro di un nuovo bando, di quali caratteristiche bisognava modificare o migliorare, alla tempistica da consigliare.

Ma poi cosa è successo?
Nel febbraio 2017 avviene quello che ancora per larga parte rimane un mistero: i bandi non sono stati rinnovati. Si dice che il Comune di Roma non paga i canoni concessuali per queste spiagge libere o che tutti i chioschi sono abusivi. Ancora adesso nessuno ci ha detto perché lo siano.
Il chiosco della spiaggetta per esempio fu costruito dal precedente gestore (Fabio Capogrossi, il fondatore) sempre su autorizzazioni regolari del Comune e sempre mantenendo il concetto di movibilità.

Cosa significa vedere ora la Spiaggetta?
E’ una sensazione di rabbia forte perché non c’è l’esplicitazione della motivazione delle demolizioni e della revoca di nuovi bandi. Mi dispiace vedere quel piccolo gioiellino, fatto da una tettoia bellissima che creava una zona d’ombra dove chiunque poteva fermarsi, ridotto così.

La favola di una Spiaggetta
La spiaggetta a giugno 2018

La favola di una Spiaggetta

Sicuramente gli usufruitori sono più arrabbiati di me. Eravamo due ragazzi che cercavano di lavorare e di dare lavoro. In quei tre anni non abbiamo mai avuto nessuna intimidazione di stampo mafioso, la vera repressione fu quella legale. Siamo stati controllati fino al midollo, sia la Cooperativa che ogni socio appartenente ad essa, compresa, in parte, la nostra vita privata.

Ed invece una fotografia del ricordo più bello?
Sicuramente la collaborazione con Giorgio Jorio che ha permesso di tappezzare tutta la spiaggia di quadri di artisti del territorio. Per un mese l’arte era a disposizione di tutti e si poteva entrare e vivere la cultura. La Spiaggetta non ha barriere, solo un muretto di 90 cm che invita all’ingresso e che permette di vedere ciò che accade dentro.

La favola di una Spiaggetta
La mostra di Giorgio Jorio l'11 maggio 2015

La favola di una Spiaggetta
La mostra di Giorgio Jorio l'11 maggio 2015

La favola di una Spiaggetta
L'apetto itinerante di Bibliolibrò

Ci sono altre cose importanti che avete realizzato?
Il tribunale ci mandava delle persone che erano sottoposte alle misure della messa alla prova dei lavori di pubblica utilità. Molte le ho affiancate proprio a Giorgio per aiutare a realizzare le varie attività culturali. Vedere trasformare queste persone con un lavoro utile facendo anche in modo che capissero l’errore che avevano commesso e provare a non farli ricadere nei piccoli crimini piuttosto che nello spaccio, è stata una bella soddisfazione. Parallelamente a questo abbiamo fatto anche dei tirocini a ragazzi che così hanno imparato un mestiere, dal bagnino al barman. Garanzia giovani era un progetto che permetteva loro anche di prendere una piccola retribuzione.

Torneresti alla Spiaggetta?
Non so se riuscirei a ripresentarmi nel bando per le spiagge: sarebbe sicuramente un riscatto, di dire voglio riprovare perché quel modello di spiaggia è un modello vincente D’altra però in tre anni ne abbiamo passate veramente tante. Attualmente la Cooperativa ha rivinto il bando per i bagnini nelle spiagge, con 5 postazioni tra cui proprio la Spiaggetta. Questa significherà qualcosa?


La favola di una Spiaggetta
La luna piena dalla Spiaggetta luglio 2016

Articolo scritto per Duilio Litorale numero luglio/agosto 2018








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