lunedì 18 novembre 2019
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Ma a Ostia c’è veramente la “barriera corallina”?

Spesso i titoli giornalistici, sebbene concordati e virgolettati, possono indurre in clamorosi fraintendimenti e spesso i leoni da tastiera fermandosi solo ai titoli non approfondiscono l’argomento e rispondono d’impulso e senza cognizione di causa


Ma a Ostia c’è veramente la “barriera corallina”?


Incontriamo nuovamente Andrea Bonifazi per chiarire, se ce ne fosse ancora bisogno, cosa si intende per "barriera corallina". Già alla Sagra della tellina 2018 avevamo affrontato questo tema, intitolando l’intervento “Un verme a difesa delle nostre coste” Link

L'ampia diffusione della notizia data dal Messaggero ha creato spiacevoli fraintendimenti, ce ne puoi parlare?
In questi giorni vi sarete sicuramente imbattuti nella notizia della barriera "corallina" di Ostia, battuta ampiamente dai mass media: la barriera di cui parlo è un reef a Sabellaria alveolata dettagliatamente descritto in un paper che ci hanno pubblicato nel mese di marzo 2019. La viralità della notizia ha fatto nascere incomprensioni e sgradevole ironia, con gente che ha preferito soffermarsi esclusivamente al titolo, senza leggere i contenuti; di conseguenza, sento il dovere morale e professionale di fornire ulteriori spiegazioni.
Innanzitutto il termine "barriera corallina" è ovviamente una semplificazione giornalistica, ma nelle mie dichiarazioni non si parla mai di coralli. Questa barriera è infatti edificata grazie alle secrezioni del Polichete Sabellaria alveolata, un verme marino in grado di agglutinare e compattare la sabbia. Il termine "corallina" usato nel titolo dell'articolo che per primo si è soffermato sull'argomento è virgolettato, essendo stato usato solo per trovare un altro tipo di biocostruzione che fosse noto al grande pubblico e che potesse suscitare curiosità.

Ma a Ostia c’è veramente la “barriera corallina”?


Ma a Ostia c’è veramente la “barriera corallina”?


Ma a Ostia c’è veramente la “barriera corallina”?


Hai messo inoltre l’accento sulla differenza tra scoperta e descrizione, un concetto molto importante
Non ho mai asserito infatti che si trattasse di una nuova scoperta, ma della prima descrizione di questo reef che, dati alla mano, risulta il più esteso in Mediterraneo. In letteratura, infatti, non esistono lavori così dettagliati su Sabellaria nel Mare Nostrum, quindi siamo andati semplicemente a colmare un gap conoscitivo. Questo reef è assolutamente da proteggere per la sua importanza e per la sua vulnerabilità, nonché per la biodiversità di fauna associata che la biocostruzione comporta. Inoltre la Sabellaria riesce a costruire direttamente anche su sabbia, aumentando la diversità di un ambiente, avendo notato inoltre nella ricerca che sul reef troviamo specie del tutto assenti in altri substrati.
Il ruolo ecologico della barriera poi riveste un'importanza primaria, in quanto può essere un importante fattore contro l'erosione.

Qual è quindi la differenza tra scoprire e descrivere in ambito scientifico?
Nel primo caso si segnala qualcosa di totalmente nuovo e ignoto alla comunità scientifica, nel secondo caso si dà un "nome e cognome" a qualcosa di già noto, ma che non ha mai avuto l'impatto scientifico che avrebbe meritato. La barriera di Sabellaria è infatti nota a chi, con maschera e pinne, nuota lungo la costa di Ostia, ma non c'erano adeguati studi scientifici al riguardo. In questo caso la "scoperta" riguarda solo l'impatto che la barriera ha sulla biodiversità locale, rivelandosi un vero e proprio hotspot, oltre che la descrizione delle sue varie fasi di sviluppo. Una bella "scoperta" è stata anche il rilevare la sua estensione al momento della mappatura.

Scrivere un paper significa aver lavorato per lungo tempo allo stesso argomento e trarre successivamente conclusioni?
Purtroppo su Facebook tutti sono esperti di tutto e in troppi hanno criticato senza avere alcuna nozione di Ecologia. Chiedo solo rispetto per un lavoro che ci ha impegnato per anni e che ora viene ridicolizzato con argomentazioni insensate, anche perché è stato messo in discussione un articolo pubblicato su una delle riviste internazionali più importanti nell'ambito dell'Ecologia Marina (Marine Environmental Research), valutato dai massimi esperti nel loro settore (tra cui Dubois, massimo esperto mondiale di Sabellaria alveolata). L'ausilio dei media è fondamentale per divulgare al grande pubblico ricerche che altrimenti rimarrebbero circoscritte ai ricercatori, ma ricordatevi sempre di verificare le fonti e di leggere attentamente le spiegazioni fornite da chi è del settore.

Il lavoro di mappatura e di prelievo di campioni è durato infatti dal settembre 2013 all'agosto 2014 con successivi monitoraggi fino al 2018 e ha permesso lo studio del rapporto tra lo status del reef e della fauna associata, utilizzando un approccio multidisciplinare.
L’area in esame è stata di circa 5,2 km lineari ad una distanza media di 90/100m dalla costa e occupa 740.000 metri quadrati. Le biocostruzioni di Sabellaria ne occupano il 37 %, pari a 275.000 metri quadrati (giallo e arancione nella mappa) e si concentrano tutte tra i 0 e 4 metri di profondità, parallele alla spiaggia e sulla parte esterna della barriera artificiale. Vicino al Canale dei Pescatori invece si sviluppa in maniera massiccia anche nella barriera artificiale.

Ma a Ostia c’è veramente la “barriera corallina”?


Lo status di questo reef è costante nel tempo?
Non è assolutamente costante per sua natura, in quanto va incontro a fasi di crescita, di stabilità e di regressione. Anche la presenza di fauna associata si riflette, aumentando quando è in regressione.
L'impatto dell'uomo, col calpestio e con la ricerca di esche, provvede ad un' ulteriore regressione, favorita peraltro anche dalle condizioni invernali del mare.
Le cozze inoltre sono dei competitor diretti con la Sabellaria per lo stesso substrato; quindi tende a scomparire quando i mitili sono abbondanti e viceversa. Le motivazioni di questi cicli non sono ancora chiari.

Questo è l'articolo caricato da Researchgate
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