lunedì 18 novembre 2019
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Gabrio Zandonà, il velista di tre olimpiadi

Gabrio Zandonà è un velista ostiense che ha partecipato a ben tre Olimpiadi. Fa parte del Gruppo Sportivo della Marina Militare: arruolato nel 1998, atleta fino al 2016, dal 2017 svolge il ruolo di tecnico del 470 e dal 2018 è tecnico della Federazione Italiana Vela. Presta servizio presso il Centro Sportivo Agonistico di Roma.


Gabrio Zandonà, il velista di tre olimpiadi


Nato a Ostia nel 1977 da quattro anni vivi a Milano con tua moglie. Ci racconti come hai iniziato la tua carriera da velista?
Ho iniziato al CVOL, il circolo velico di Ostia, che ora non c’è più. Poi mi sono spostato al NautiClub di Castelfusano dove venivo allenato da Mario Siano, un allenatore molto bravo della nazionale (qui l'intervista Link). Sono stato fortunato ad avere questo imprinting. Quando ho poi fatto il servizio militare sono rimasto nel gruppo sportivo della Marina Militare.

Quanto è stato importante nascere a Ostia per la tua carriera?
E’ stato fondamentale: d’altronde se si vuole fare vela bisogna vivere vicino al mare. In realtà purtroppo il territorio di Ostia non è così ospitale per il nostro sport: nonostante ci sia un porto non esiste uno scivolo per mettere le barche in acqua. Ostia ha un mare difficilissimo, con delle condizioni metereologiche che ti mettono alla prova. E’ un mare molto maschio.
Se non sei capace di uscire dal mare, da qui non esci. Finché si hanno le classi più piccole, come l’optimist o il laser, ci si riesce, ma quando hai delle barche più complicate diventa difficile. Grazie ad un recente accordo tra la Federazione Italiana Vela e il porto di Ostia in inverno i ragazzi possono uscire dalla spiaggetta del porto, e quindi si riesce anche con il mare mosso. Quest’anno ho portato per tutto ottobre la nazionale ad allenarsi a Ostia ed è andata benissimo.

Hai partecipato a ben tre olimpiadi, puoi descrivercele?
Atene, Pechino e Londra con un decimo, un sesto e un quarto posto. La prossima proverò a salire sul podio come allenatore. Ho vinto però molti mondiali ed europei. Ho iniziato nel 1990 con il campionato italiano di optimist, poi nel 1991 con l’europeo, nel 1992 col mondiale e da lì ogni anno ho vinto qualcosa. Poi dall’optimist sono passato alla 420, ma sempre in doppio perché essendo piccolo di altezza non potevo gareggiare da solo. Dal 1995 al 2008 sono approdato al 470, dove ho terminato le mie gare come atleta. In realtà prima dell’olimpiade di Rio, siccome l’Italia non aveva qualificato la nazione ho provato a fare una qualifica in extremis però, pur essendo sesto al mondiale, non sono riuscito a far qualificare la classe.

Quale è l’emozione di partecipare ad una olimpiade?
E’ il sogno di ogni atleta anche se nella realtà non ho mai partecipato per partecipare, ma andavo lì per vincere e avere una medaglia. Ho avuto sempre la fortuna di essere stato il top nella mia specialità. Prima dell’Olimpiade del 2004 avevo vinto il mondiale del 2003. Purtroppo la vela è uno sport con talmente tante variabili che nel 470, la Ferrari della vela, è veramente difficile arrivare pronti ad una regata secca. Per me l’Olimpiade è sempre stata una delle peggiori regate della mia carriera. Andare alla mia prima Olimpiade è stata una soddisfazione ma è stata una cocente delusione. Molti non hanno la possibilità di riprovarci: io ne ho provate tre, però sono stato incapace di vincerle, benché avessi tutte le possibilità di farlo.

Per questo ti messo a fare l’allenatore, per vincerne almeno una?
Attualmente seguo 4 equipaggi, due maschili e due femminili. Ferrari e Calabrò sono due ragazzi di Ostia mentre Berta e Caruso sono dell’Infernetto e di Roma.
Ho sempre amato stare coi ragazzi, da giovane facevo lezioni per finanziarmi le campagne olimpiche. Stare in Marina Militare mi ha dato lo spunto per fare l’allenatore: da una passione è diventata una professione. Ci alleniamo per il mondo, i miei ragazzi sono diventati degli zingari della vela. Andiamo nel luogo delle gare molto prima per abituarci alle condizioni locali: ho portato questa innovazione che ha permesso ai nostri equipaggi di essere ancora più competitivi. Quando iniziano le regate raramente si ripassa per l’Italia, da gennaio in poi siamo sempre in giro, secondo un piano di allenamenti di 200 giorni l’anno.

Il passaggio da atleta ad allenatore come ti ha cambiato?
Quando facevo le regate sono sempre stato un uomo molto freddo, quasi cinico. Ora da allenatore mi commuovo. Quando vincono i miei ragazzi mi vengono i lacrimoni. Dico sempre una cosa: sono forse un ottimo allenatore perché ho fatto tesoro di tutte le cavolate che ho fatto da atleta.

Il momento più bello della tua carriera?
Ho avuto due momenti molto belli: il primo è stata la programmazione delle olimpiadi di Pechino perché avevo gli sponsor e tutta una serie di facilitazioni che mi hanno permesso di fare vela al duecento per cento, attraverso anche gli studi dei materiali e delle vele. Avrei dovuto stravincere Pechino, invece sono stato tornato con un sesto che mi è stato strettissimo.
Il secondo momento è stato quello di Londra perché anche se abbiamo fatto il quarto posto in coppia con Piero Zucchetti, attualmente anche lui allenatore in Nazionale, eravamo andati lì senza nessuna credibilità e pressione. Avevo infatti smesso di andare in barca ma due anni prima la federazione mi ha richiamato.

Cosa è per te il mare?
Mi piace tantissimo. Sono nato a Ostia e quindi appena era bel tempo andavo al mare, in tutte le stagioni, soprattutto d’inverno. Andavo a vela senza orologio e delle volte tornavo a casa senza avere neanche l’idea di che ora fosse. Per me è naturale..e poi anche in vacanza mia moglie sceglie sempre il mare.


Gabrio Zandonà, il velista di tre olimpiadi


Per informazioni sulle attività della Federazione Italiana Vela Link

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